5 film di Alfred Hitchcock (recensione)

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L’uomo che sapeva troppo, diretto nel 1956, è ritenuto uno dei migliori film di Alfred Hitchcock. Si tratta di un remake di un suo stesso film con lo stesso titolo, il cui tema principale è costituito dall’uomo comune che si trova, senza alcuna responsabilità, coinvolto in una vicenda rispetto alla quale lui è totalmente estraneo e che ciononostante lo fa diventare il protagonista. In questo caso il personaggio deve scegliere tra il dovere di un cittadino a conoscenza di un delitto che sta per compiersi e la salvezza del figlio rapito, oltre che della moglie. Insomma, la coscienza gli propone di fare una cosa, ma il suo interesse è opposto: è la classica lotta tra il male, costituito dalla famiglia Drayton, e il bene, personificato dalla famiglia McKenna. Il ladro, il cui titolo originale è The wrong man, è un film dello stesso anno, e prende spunto da una vicenda accaduta pochi anni prima a New York quando un musicista una sera venne fermato di fronte a casa, accusato di aver messo a segno alcune rapine nei dintorni. Egli si proclama innocente, ma viene arrestato e processato. È bene sottolineare che non si tratta di una delle migliore pellicole del regista, come ammesso da lui stesso, per la dicotomia tra la necessità di aderire alla cronaca e la finzione filmica. Due anni dopo Il ladro, è la volta di La donna che visse due volte titolo originale: Vertigo film inserito poco più di vent’anni fa tra le pellicole preservate dal National Film Registry, nella Biblioteca del Congresso: in effetti in questo lungometraggio Hitchcock dimostra in tutta la sua grandezza il proprio sapere registico, e anche gli attori danno luogo a interpretazioni magistrali. Non è un caso che sia stato proclamato il nono miglior film americano della storia da parte dell’American Film Institute. Il delitto perfetto fu diretto nel 1954. Il film narra la storia di Tony, un ex giocatore di tennis attualmente impegnato a scrivere su un giornale sportivo, che scopre il tradimento della moglie con un amico, Mark, a sua volta scrittore di gialli. Tony, quindi, decide di uccidere la moglie in modo da ereditare i suoi soldi. L’omicidio viene pensato e progettato per un anno, e alla fine il sicario viene trovato in Swann, ex compagno di college, che attualmente vive grazie alla cura di alcune donne anziane. Tony ricatta il suo ex compagno, e lo obbliga a uccidere sua moglie, dando il la a un delitto perfetto, almeno all’apparenza. Concludiamo con La finestra sul cortile, uno dei film più famosi del regista. In questa pellicola Hitchcock si preoccupa delle evoluzioni psicologiche di una persona intenta a spiare, ben prima delle candid camera o addirittura dei reality show. La finestra sul cortile è stato definito come un’apoteosi della soggettiva, che viene messa in scena in differenti maniere, dallo zoom all’effetto cannocchiale, passando per la finestra e il raccordo sull’set. È stato inoltre classificato come un film sul cinema da Francois Truffaut, in virtù del paragone tra lo schermo del cinema e la finestra, per la condizione di sovrapercezione e per il fatto che tanto lo spettatore quanto il protagonista del film si trovano in una condizione di immobilità, impossibilitati a muoversi, impegnati solo a guardare.

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