A Better Life (Film)

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“A Better Life”, è un film girato da Chris Weitz, regista che si è già segnalato per aver diretto pellicole come Twilight: New Moon e About a Boy. La critica specializzata, lo ha salutato come un piccolo capolavoro, capace di rinnovare gli stilemi del Neorealismo italiano degli anni ’50. In effetti, i punti di contatto tra “A Better Life” e “Ladri di Biciclette”, il capolavoro di Vittorio De Sica che fu una delle punte più alte del filone, sono molti, a partire dalla trama. Il protagonista intorno al quale ruota tutta la vicenda, è Carlos Galindo (interpretato da uno strepitoso Demian Bichir), il quale ha vissuto per molti anni a Los Angeles, da clandestino, lavorando come giardiniere e crescendo il figlio, Luis, da solo. Luis (Josè Julian), arrivato all’età di 15 anni, comincia però a diventare un problema per il padre: salta spesso la scuola e tende a socializzare con le bande del quartiere. Vede nel padre un piccolo fallito, che lavora molto per guadagnare poco, a differenza dei piccoli gangster che frequenta. Il divario tra i due non è solo di tipo generazionale, ma ha anche una matrice culturale: Luis, in effetti, sa poco del mondo da cui proviene. Ad aggravare il tutto, c’è il rifiuto della figura materna, che ha abbandonato da tempo la famiglia. Rendendosi conto che rischia di perderlo, Carlos cerca di dare una svolta decisiva alla sua esistenza e prende in prestito 12.000 dollari dalla sorella Anita (Dolores Heredia) al fine di comprare un camion e la lista clienti dal suo datore di lavoro. La sua eccitazione è palpabile, in quanto potrebbe radicalmente trasformare la sua esistenza. Il suo sogno, però, sembra sul punto di infrangersi del tutto quando un altro disperato, da lui raccolto a bordo, ruba il camion. A questo punto, Carlos decide di mettersi alla ricerca del ladro, insieme al figlio, dando vita ad un viaggio che diventa la piccola odissea di uno dei tanti reietti del mondo, alle prese con un meccanismo che rischia di stritolarne ogni speranza e sussulto di dignità.
Il film, è incardinato sulla grande interpretazione di Demian Bichir, il quale riesce a dare al suo personaggio il tono giusto, quello di una persona modesta, ma non mediocre. La misura con cui Bichir riesce a delineare la figura di Carlos Galindo, lo fa diventare una sorta di manifesto a favore di una revisione delle politiche sulla immigrazione che porti finalmente alla comprensione, da parte di tutti, del fatto che siamo di fronte ad esseri umani. Con i loro problemi, tanti, e la loro dignità. L’altra nota caratteristica del film, naturalmente, è la regia di Chris Weitz, per la quale è stato paragonato a Vittorio De Sica. In effetti la trama del film ricorda non poco il mitico “Ladri di Biciclette” che è considerato l’inarrivabile capolavoro del grande regista di Sora. Weitz, però, ci mette molto del suo, soprattutto nella narrazione delle condizioni di vita degli irregolari in una società opulenta come quella statunitense e dimostra una grande capacità nel saper raccontare il contrasto sempre più marcato tra il mondo dei non abbienti e quello di chi invece ha avuto tutto dalla vita e può permettersi di ignorare il destino dei primi.

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