Accordo Mirafiori (Fiat)

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Un accordo “storico”, come detto da Sergio Marchionne, quello siglato a Mirafiori dove i dipendenti, tramite referendum, hanno votato “si” alle proposte della Fiat. I sindacati si sono trovati in disaccordo su tale proposta: la CISL e la UIL d’accordo con i piani strategici della Fiat mentre la FIOM ha cercato di tutelare maggiormente i diritti dei lavoratori.
I punti cardine riguardano soprattutto il fenomeno dell’assenteismo: in questo caso un numero eccessivamente elevato di assenze porterebbe il diritto all’azienda di non retribuire il periodo di malattia. L’obiettivo è quello di ridurre la percentuale di assenteismo ( attualmente si stabilizza sull’8% medio ) cercando di portarlo a meno del 6%. Un punto che mi vede sostanzialmente favorevole. I dipendenti eccessivamente assenti non dovrebbero essere, alla lunga, un peso eccessivo per l’azienda.
Un accordo prevede la diminuzione della pausa da 40 a 30 minuti. I dieci minuti mancanti verranno comunque pagati regolarmente in busta a fine mese. Su questo punto sono abbastanza scettico. Personalmente ho sempre lavorato come impiegato ( solitamente con un’ora di pausa ). Credo che per un operaio, quindi una persona che effettua un lavoro di maggiore fatica rispetto a un impiegato, soltanto mezz’ora di pausa sia insufficiente.

I punti sui quali sono maggiormente in disaccordo sono quelli riguardanti l’aumento dei turni e l’obbligo di dover effettuare gli straordinari. In particolare quest’ultimo punto mi ha lasciato perplesso. Vi sarà infatti l’obbligo di fare almeno 120 ore di straordinario all’anno ( il triplo di quanto attualmente richiesto ). Fermo restando che per chi scrive lo straordinario non dovrebbe mai, in nessun caso, essere un obbligo, mi chiedo come mai, con le risorse necessarie a pagare tali ore, non si possano effettuare nuove assunzioni.
L’impressione è che i lavoratori ne escano piuttosto ridimensionati da questo accordo, soprattutto anche perchè poco appoggiati dagli organi che dovrebbero tutelarli ( i sindacati, le cui posizioni non sono omogenee ). Va altresì aggiunto che l’Italia sta attraversando un grave momento di crisi e non mi pare ci sia la volontà politica di voler risolvere i problemi del paese, stabilmento di Mirafiori compreso. Il rischio di una vittoria del “no” avrebbe portato a un numero maggiore di cassaintegrati e, probabilmente, lo spostamento dello stabilimento presso altre nazioni. Credo che, piuttosto che chiedere sacrifici alle classi più deboli ( i lavoratori ) sia necessario intervenire sul regime fiscale, eccessivamente gravoso sulla aziende italiane. Nessuno dei “leader politici”, tra i vari discorsi che ho sentito in giro, ha parlato di un abbassamento delle tasse in modo da poter dare ossigeno alle imprese ma, al contrario, ha cercato di tenere il classico “piede tra due staffe” cercando di dare ragione a entrambe le parti. Con una classe politica diversa e con un atteggiamento dei sindacati meno remissivo, credo che l’accordo di Mirafiori poteva essere raggiunto chiedendo meno sacrifici ai già “spremuti” lavoratori.

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