Appunti di un venditore di donne (libro)

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“Appunti di un venditore di donne” è il titolo di un libro di Giorgio Faletti. È stato pubblicato nell’anno 2010 da Baldini Castoldi Dalai editore ed ha una lunghezza di 397 pagine. Ancora una volta immerso in un contesto noir, il libro si trova in vendita su Amazon.it al prezzo di 13,40 euro. Per certi versi, mi fa tornare in mente il fortunato precedente letterario di Giorgio Faletti, che prende il nome di “Io uccido” ed è stato uno dei maggiori successi letterari che io possa ricordare. Dall’altro sono passati diversi anni dall’opera appena citata e forse è cambiato qualcosa nel corso del tempo. O forse semplicemente non è più la stessa cosa … Ad ogni modo, questo libro è immerso nell’atmosfera della fine degli anni settanta. Si respira un’aria molto pesante, dal momento che su alcuni fronti le brigate rosse sono in grado di tenere in ostaggio politici come Aldo Moro, mentre dall’altro la mafia è ormai così ramificata da riuscire ad impedire qualsiasi reazione della cittadinanza attiva. È un’Italia già decadente e di cui si percepisce la losca controfigura, ma non è così ovunque. O meglio, non è così per tutti. C’è una parte della società, in una città come quella di Milano, dove tutto questo sembra lontano … dove tutto questo sembra semplicemente far parte di un altro paese, di un’altra realtà. In questa Milano lussureggiante, che vive una vita al di sopra di tutto il resto e magari al di sopra delle proprie possibilità, si sviluppa la vicenda che caratterizza il libro. È una realtà fatta di lusso, belle donne, disco music, gioco clandestino e mondo dello spettacolo, un contesto in cui è immerso un personaggio da un nome piuttosto inquietante e che mi ricorda “I promessi sposi”. Si fa chiamare infatti Bravo, un uomo segnato da una “profonda” menomazione, che per certi versi gli ha segnato la vita e che lo ha quasi inconsciamente portato ad operare in un ambito particolare, come è il “commercio” di donne. Da questo punto di vista, nonostante l’apparenza da dolce vita, è una storia di solitudine e di guerra nei confronti di un mondo che sembra escluderlo, minarne la salute fisica e mentale e, forse, anche la sua stessa vita. Egli ha ben poca compagnia (un amico poco fortunato, un chitarrista cieco) e una passione che comincia ad insinuarsi nella sua mente per una ragazza entrata nel suo “giro”. È una realtà precaria, dalla quale non solo sembra non riuscire ad uscire, ma che lo mette in condizione potenziale di divenire l’oggetto di una persecuzione da parte del contesto stesso nel quale egli sta vivendo la propria vita. Come ne uscirà? Beh, non mi sembra di certo un libro molto allegro, sia per la trama che per l’ambiente in cui è contestualizzato, a parte una superficiale “bella vita”. Tuttavia, ne ho avuto modo di apprezzare il crudo realismo da un lato e lo studio del carattere psicologico del personaggio che rappresenta in un certo senso il protagonista del libro. E poi, è ammirevole il modo con cui questo personaggio si dimena e cerca di reagire. Non penso sia il miglior libro di Faletti, ma a me è piaciuto e per questo ne consiglio la lettura.

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