Band of Joy (musica)

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“Band of joy” è il titolo di un album di Robert Plant, che è uscito nel mese di settembre di questo anno. È composto da 12 canzoni, che viaggiano lungo i sentieri del rock, interpretandone l’anima più folk, country e blues. Per l’occasione, Robert Plant ha messo di nuovo insieme la band che porta lo stesso nome di questo cd e che lo ha accompagnato già in passato durante la metà degli anni sessanta e fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta. Può sembrare un progetto ricco di nostalgia e di voglia di riscoprire la musicale di quegli anni. In apparenza, forse, è così. Però, a mio avviso, non è solo questo. C’è la voglia di recuperare le emozioni del tempo e di metterle in contatto con una nuova dimensione, più recente, direi attuale. Così, anche nei pezzi di origine tradizionale, l’arrangiamento è volto a porre la musica in una nuova veste. Ciò avviene sotto il profilo emotivo, in cui l’album in questione si dimostra molto convincente. Un’analoga situazione avviene comunque anche per la parte strumentale. Le atmosfere musicali prettamente anni sessanta e settanta assumono una nuova dimensione, che si colora delle sensazioni di una band di lunga data e di un musicista che ha vissuto molto, sotto il profilo artistico. Nella composizione dei pezzi di questo cd, una primaria attenzione va rivolta al fronte vocale, dove Robert Plant mostra di avere una notevole ispirazione, così come un’apprezzabile versatilità. Per quanto riguarda la musica suonata, ho apprezzato la messa in evidenza dei singoli strumenti, tramite delle performance di grande valore e capaci di coinvolgere.
Nel dettaglio, ci sono delle canzoni che mi hanno catturato di più ed altre direi di meno. Fra le prime c’è sicuramente “Silver rider”, forse la mia preferita in assoluto, con il suo carattere acustico e fortemente evocativo di quella che è stata l’esperienza dei Led Zeppelin. E poi, dotata di una chitarra elettrica capace di procurarmi grandi emozioni. “Falling in love again”, invece, mostra il volto più appassionato e dolce, proponendosi come la colonna sonora di una storia d’amore. E lo fa con una notevole melodia, semplicità e fascino, oltre che con il sapore di un qualcosa di storico. “Monkey” mi piace invece per il suo desiderio di ricerca e sperimentazione, che mi conduce attraverso qualcosa di particolare ed insolito al tempo stesso. L’atmosfera è un po’ sinistra, leggermente dark, con la sensazione di qualcosa che sta per succedere … ma forse è solamente l’incubo di una notte sbagliata.
Lo consiglierei ad un amico? Sicuramente sì, anche se non penso che possa essere un capolavoro, quanto meno nel senso stretto del termine. Infatti, a fronte di diverse canzoni che ho trovato di mio gradimento, ve ne sono una parte minoritaria non altrettanto esaltanti. Ad ogni modo, la mia impressione complessiva è più che positiva.

Il prezzo? Circa 8 sterline, sulla piattaforma inglese di amazon, che rimane la mia preferita per gli acquisti musicali. A tale valore vanno aggiunge le spese di spedizioni, equivalenti a meno di 2 sterline.

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