Mr. Beaver (film)

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Presentato nei giorni scorsi al Festival di Cannes , naturalmente fuori concorso , sta per arrivare nelle sale cinematografiche l’ultimo film diretto dalla talentuosa Jodie Foster, “Mr. Beaver”, interpretato da Mel Gibson.
Regista e protagonista hanno sfilato entrambi sul red carpet della Croisette , nonostante i vari problemi con la giustizia che ha avuto l’attore negli ultimi anni, e soprattutto nelle ultime settimane, lasciavano pensare che non si sarebbe sottoposto al grande pubblico che circonda il tappeto rosso del Festival francese in ogni giornata delle sue edizioni.
Terza prova da regista di Jodie Foster, il film narra del presidente di una grossa ditta che produce giocattoli, sull’orlo del crack finanziario, e, di conseguenza, in piena depressione, che si ritrova tra le mani il peluche di un piccolo castoro, il Mr. Beaver del titolo, e da lui comincia a trarre le energie per diventare un vero e proprio vulcano di idee e di allegria. Con il tempo, però, Mr. Beaver comincerà a prendere un po’ troppo la mano, fino a creare problemi davvero enormi.

Il film, molto drammatico, sebbene non manchino spunti simpatici e momenti che strappano più di un sorriso, è diretto alla perfezione dalla Foster, che riesce a dipingere con delicatezza il personaggio dell’uomo in piena crisi, decisamente destabilizzato, insicuro ed alla ricerca di un qualsiasi appiglio per poter cominciare a risalire la china.
La grande bravura della regista sta anche nel non calcare troppo la mano nel dolore del protagonista e nei suoi drammi interiori, che sono percettibili e percepibili, senza diventare però claustrofobici per lo spettatore.
Anzi, proprio la comparsa del peloso Mr. Beaver porta una leggerezza ed una simpatia che scomparirà nel corso del film, ma che sicuremente ne alleggerisce una buona parte.
Bravissimo, inoltre, Mel Gibson, il quale, nonostante i problemi personali che sta affrontando fuori dal set, riesce ad interpretare benissimo il personaggio: è perfettamente a suo agio, infatti, nella parte dolorosa e depressa di Walter Black, riuscendo a far convivere nello sguardo del protagonista sia l’amarezza di un’emotività fragile e disperata che l’euforia del trovare una valvola di sfogo esterna al proprio malessere, che non prendono mai davvero il sopravvento negli occhi dei Wlater Black, ma per tutta la durata della pellicola aleggiano sul volto dell’attore, indissolubili ed inscindibili l’una dall’altra.

Infine, è da sottolineare la delicatezza con cui Jodie Foster riallaccia alla trama principale la sottotraccia del figlio del protagonista, che combatte per tutta la durata del film la propria fragile insicurezza di ragazzo adolescente, alle prese a sua volta con un padre fragile ed insicuro a sua volta, che non riesce, quindi, a fungere da pilastro per il ragazzo, ma che, in qualche modo, diventa per lui uno specchio, nel quale fissare impotente la propria fragilità.
Un tema, anch’ esso, sottile e da trattare con tatto, tutto il tatto di cui la bravissima regista è padrona, per disegnare con poche linee questo difficile ma intenso rapporto padre figlio che in realtà fa solo da sfondo allo svolgersi della vicenda, ma che colpisce per i tratti impercettibili con cui è trattato e per la grande forza delle emozioni che trasmette.

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