Calcolo IMU: tutte le aliquote per il primo acconto di giugno

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L’Imposta Municipale Unica, introdotta con il decreto Salva Italia, prevede la reintroduzione della tassazione per chi possiede un immobile ubicato all’interno del territorio italiano.
La scadenza per il versamento in acconto è fissata per il 18 giugno, termine entro il quale, calcoli alla mano, i contribuenti dovranno versare un importo legato al valore dell’immobile di proprietà.
Per un calcolo corretto è fondamentale possedere la rendita catastale aggiornata, desumibile da una qualsiasi visura catastale recente (non più vecchia di due anni) e reperibile gratuitamente presso la locale Agenzia del Territorio.

Partendo da tale valore, espresso in euro, la prima operazione da effettuare è rivalutarlo secondo la normativa vigente, di una percentuale pari al 5%.
Ottenuto questo dato è necessario dare un ulteriore sguardo alla visura catastale, per verificare all’interno di quale tipologia di immobile è stato classificato quello per cui si sta calcolando l’importo da corrispondere a titolo di Imu e la classe di appartenenza.
Il valore ottenuto dalla rivalutazione della rendita andrà infatti moltiplicato per dei coefficienti, variabili in base al tipo di bene posseduto; per tutto il gruppo A, ad esclusione di uffici e studi privati (A/10) e per C/2, C/6 e C/7 il dato è 160; per il gruppo B e C/3, C/4 e C/5 il moltiplicatore è 140; tutti gli immobili classificati D esclusi istituti di credito e assicurazioni (D/5) per 60; le rimanenti due categorie, A/10 e D/5 per 80 e la C/1 per 55. L’intero gruppo E e tutte le entità urbane classificate F sono esenti dal pagamento, le prime per scelta di politica economica, le seconde perché in tali categorie ricadono gli immobili temporaneamente inadatti ad utilizzi di civile abitazione.
Ottenuto questo ulteriore risultato entra in gioco l’effettivo utilizzo e destinazione dell’immobile. Se si sta calcolando l’Imu relativamente alla casa di abitazione principale del nucleo familiare si procederà moltiplicando il risultato ottenuto con l’operazione precedente per lo 0,4% e dividendo per due si otterrà l’importo lordo da pagare come acconto. A quell’importo si dovranno sottrarre 200€ quale detrazione riconosciuta per la tipologia di fabbricato ed ulteriori 50€ per ogni figlio under 26 anagraficamente convivente, fino ad un massimo di 400€. Completato il calcolo, non resta che predisporre l’apposito modulo ed effettuare il versamento.

Più semplice la parte restante del calcolo per chi non può far valere la detrazione per casa di abitazione principale, vuoi per la proprietà di più immobili, vuoi per la destinazione non abitativa di alcune tipologie di fabbricati.
Per tutti gli immobili non adibiti a residenza principale del nucleo, il risultato ottenuto dalla rivalutazione della rendita per il coefficiente specifico deve essere moltiplicato per 0,76% e poi diviso per due. Il risultato, senza ulteriori operazioni matematiche da svolgere, è l’esatto importo da corrispondere entro e non oltre il 18 giugno a titolo di rata in acconto della nuova Imu.
E’ necessario tenere in considerazione che per quanto riguarda questa scadenza non sono previste maggiorazioni o riduzioni applicabili dagli enti comunali alle aliquote fissare in sede di conversione del decreto legge che ha reintrodotto il balzello. Quindi che l’immobile ricada o meno in uno di quei 400 Comuni che aveva deciso di variare la percentuale di calcolo, sarà necessario applicare sempre e solo le due aliquote fisse, pari al quattro per mille per l’abitazione principale ed al 7,6 per mille per tutte le ulteriori tipologie di immobili.

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