Caraffe filtranti (acqua)

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Le caraffe filtranti rappresentano senza alcun dubbio il presente ed il futuro del commercio legato al consumo dell’acqua nel nostro paese. Le ditte produttrici di tali prodotti si moltiplicano, così come i loro ricavi ed i loro clienti, attirati dalla possibilità di bere l’acqua di rubinetto con la stessa tranquillità con la quale è possibile consumare un’acqua pura di sorgente. In realtà non è proprio così, ma per certi versi comunque la caraffa filtrante può rendere l’acqua pulita e filtrata e dare quindi quantomeno l’illusione che l’acqua che si beve sia pura anche se presa dal rubinetto di casa.
Le caraffe filtranti generalmente sono divise in due parti, comunicanti tra loro e divise al contempo da un filtro che appunto elimina alcune sostanze dall’acqua nella quale viene inserito. Il filtro è costituito da resine a scambio ionico, le quali riducono la durezza dell’acqua e la presenza, ad esempio, di metalli pesanti, e da carboni attivi, i quali assorbono alcune sostanze inquinanti, compreso il cloro, eliminando quindi sapori caratteristici e sgradevoli dell’acqua di rubinetto.
Con la sinergia tra questi due principi le caraffe filtranti riescono a rendere l’acqua pura dal punto di vista dei metalli pesanti, e di buon sapore eliminando quindi il cloro ed altri inquinanti.

Fin qui si ha quindi il lato positivo di queste caraffe, che però presentano anche delle caratteristiche negative e dei lati quantomeno “oscuri”.
Il primo punto debole legato a queste particolari caraffe filtranti è legato ai filtri. Un filtro infatti ha una durata media attorno ai 30 giorni, con quindi una capacità di filtrare opportunamente attorno ai 100 litri d’acqua, considerando una media all’incirca di 3 litri d’acqua consumati al giorno in una famiglia media. Perciò ogni mese è necessario cambiare il filtro, che però non ha un costo irrisorio, ma costa dai 5 Euro per le versioni più a buon mercato fino ad arrivare a circa 7 Euro per i modelli a costo maggiore. I filtri poi necessitano di essere smaltiti, quindi provocano un surplus sebbene limitato di un materiale come la plastica nell’ambiente che già è saturo di materiali poco o per nulla biodegradabili. Inoltre, alcuni recenti studi mettono in forte dubbio la bontà di questi sistemi di filtraggio esaltandone anzi le qualità negative per ciò che concerne l’impatto sulla salute umana. Infatti si stima che, mediante il sistema di filtraggio, l’acqua del rubinetto venga notevolmente impoverita di minerali quali il calcio ed il magnesio, importanti comunque per l’organismo, e che aumenti invece la concentrazione nell’acqua di sodio e di potassio che vengono rilasciati dal sistema filtrante in quantità talvolta superiori a quelle che dovrebbero essere consone per una normale acqua potabile. Addirittura i più critici nei confronti di questi sistemi rilevano come essi rilascino anche piccole quantità di ammonio ed argento, usati per ridurre la carica batterica dell’acqua, che rappresentano però elementi estranei per il nostro fabbisogno, così come si nota l’abbassamento del pH fino a valori limite per la legalità.

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