Carta Straccia (libro)

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Finalmente: bando alle ipocrisie, ai sorrisi tra colleghi, alle frasi pensate ma mai dette. Giampaolo Pansa, celeberrima firma del giornalismo italiano, non la manda a dire a nessuno. Penna affilata per colpire uno dei centri di potere che in pochi hanno il coraggio di toccare. E per parlare male dei giornalisti, ci voleva uno dei suoi più illustri protagonisti. Ecco quindi un libro che non si limita a raccontare i retroscena delle redazioni di carta stampata e TV, ma che ha il coraggio di fare nomi e cognomi, affiancati da critiche pungenti, al limite del sarcastico. “Carta Straccia”, questo è il titolo emblematico dell’opera, ha il ritmo della narrazione condotta sul filo del ricordo. D’altra parte, l’autore vive nell’ambiente da cinquant’anni e, forte di tale esperienza, ha tutte le carte in regola per analizzarlo con la feroce onestà di cui è capace.
Il libro, che già dall’esordio sembra scalare velocemente le classifiche di vendita, merita il successo. Non fosse perchè, leggendolo, risulta evidente che l’autore potrà godere solo dell’approvazione dei lettori e non della critica dei suoi colleghi: non si faranno attendere le reazioni dei VIP, questo è certo. Nelle 423 pagine che compongono questo lavoro, si parla di noti direttori di testata, degli scandali (e di come sono stati affrontati dai media) più noti, delle sponsorizzazioni politiche dei volti più noti del settore, delle false verità dei talk show della Rai. Con tono irriverente, ma con la consueta eleganza stilistica che contraddistingue Pansa, vengono passati in rassegna personaggi quali Feltri, Belpiero, Ezio Mauro, De Benedetti. E certo non ci si perde in cortesie. Insomma, forte della sua esperienza lavorativa, l’autore presenta una cronaca fedele dei piccoli e grandi peccati di chi scrive con il non sempre onorevole intento di fare informazione. Va detto che non mancano note di merito: tra le centinaia di nomi che costituiscono il repertorio dei personaggi, qualcuno viene salvato con una critica positiva. Forse c’è ancora speranza per il giornalismo italiano? Alla fine della lettura la risposta arriva da sè. I “cattivi” sembrano superare di gran lunga i “buoni”, ma esiste ancora un giornalismo fatto con professionalità, un giornalismo con la coscienza pulita (per quanto sia possibile). Inoltre, in queste pagine intrise di ironia, seppur talvolta punteggiata da disapprovazione, si racconta un giornalista: Giampaolo Pansa; e il suo fervore votato alla verità, unito allo stile inconfondibile e assai godibile, rendono l’immagine di una professionalità più che apprezzabile. Lo consiglierei a tutti, soprattutto a chi guarda ancora all’informazione come a qualcosa di sacro e inviolabile. Questo libro ha la dote di riuscire a fare aprire gli occhi anche ai più ostinati seguaci di giornali e TG. Da proporre soprattutto a chi intende intraprendere questa carriera… in fondo dai cattivi esempi si può ricavare una sorta di buon manuale del bravo giornalista
L’opera, edita da Rizzoli, costa 19,90 euro.

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