Casablanca (film)

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Uno dei film più amati e più citati di tutta la storia del cinema, Casablanca (classe 1942) è una di quelle pellicole che, viste una volta, rimangono nel cuore. Da Woody Allen che nel 1972 in “Provaci ancora Sam” omaggiava il personaggio di Humphrey Bogart, a Sidney Pollack che nel più recente “Un amore di testimone” criticava le scelte dello stesso in campo sentimentale, mille sono stati i tributi in onore di questo mostro sacro della settima arte che non è mai invecchiato e che brilla ancora di luce propria orgogliosamente in bianco e nero. Una miniera di citazioni e di sequenze memorabili per raccontare l’amore impossibile di Rick e Ilsa (gli indimenticabili Humphrey Bogart e Ingrid Bergman) sul tragico sfondo della seconda guerra mondiale. Casablanca –interamente ricostruita all’interno degli studios Warner- città mai più così tragicamente magica ed esotica, è il luogo in cui, fortuitamente, si intrecciano diversi destini che cambieranno per sempre. Un film estremamente patriottico girato a metà del secondo conflitto mondiale (gli Stati Uniti entrati in guerra da poco meno di anno si sentivano particolarmente coinvolti) in cui la storia d’amore tra i protagonisti, che aveva conosciuto l’idillio a Parigi in tempi di pace, non trionfa. Ma è proprio in nome della forza di questo stesso amore che Rick, scuotendosi dal suo doloroso torpore, capisce quanto sia importante agire per la causa sociale. Proprio in nome di questa “ragion di stato” riesce a trovare la forza e il raziocinio per lasciar andare l’amata Ilsa con il marito Victor. Oggi sia tutti i personaggi di Casablanca che le loro vicende sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo, ma probabilmente di questi tempi nessuno si sognerebbe mai di fare un film come questo. Usando la solita vecchia, pedante frase bisogna proprio dire che “i tempi sono cambiati”. Oggigiorno Casablanca sarebbe sicuramente giudicato come un film troppo patinato, caratterizzato da un romanticismo esasperato e da una sovrabbondanza di ideali. Ideali forti (che si schieravano politicamente contro il conflitto) a cui molto probabilmente credevano sia Bogart che Jack Warner, in nome dei quali Rick riusciva a dire addio a Ilsa. Ideali grazie ai quali si sono commosse generazioni di spettatori. Ideali senza i quali Rick forse sarebbe partito con Ilsa, abbandonando Victor e la sua causa; un po’ come vuole quell’infelicissima battuta pronunciata da Pollack. Il film funziona perfettamente, sia dal punto di vista stilistico che narrativo, culminando nella famosissima scena finale all’aeroporto che con i suoi primi piani e la sua semplice schematicità rasenta la perfezione. Sicuramente uno dei momenti più struggenti in assoluto della storia del cinema. Negli anni ’80 anche Casablanca fu vittima della moda della colorazione delle pellicole in bianco e nero. Stephen Bogart commentò dicendo: ”Se colorano Casablanca, perché non mettono le braccia alla Venere di Milo?” Quanto a noi, anche se sappiamo come andrà a finire, anche se sappiamo che piangeremo, non ci stancheremo mai di entrare al Rick’s Café Américain e di ascoltare Sam suonare As Time Goes By.

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