Dark Souls (Videogioco)

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L’anno scorso, Demon’s Souls era stato sotto molti aspetti un gioco sorprendente: malgrado fosse uscito un po’ in sordina, aveva subito calamitato intere legioni di giocatori. Merito di un’ambientazione dark fantasy affascinante, molto cupa, di un gameplay fluido e innovativo, di un alto grado di personalizzazione del proprio personaggio. Ma soprattutto per un motivo: Demon’s Souls era maledettamente difficile.
Dark Souls, seguito spirituale del primo episodio, riprende largamente la formula del suo predecessore e se possibile la rende ancora più estrema. Dark Souls è diretto a un pubblico di gamer hardcore, di quelli davvero tosti, che non si fanno prendere dalla frustrazione se muoiono di continuo e devono affrontare per l’ennesima volta i mostri già sconfitti in precedenza. I combattimenti sono diversi dai classici hack’n’slash dove il protagonista, armato di tutto punto, non ha che da avanzare come un tritacarne tra i nemici, ma ogni sfida va soppesata con attenzione. Un gruppo di avversari richiederà il loro aggiramento e, via via, colpi a tradimento per assottigliarne il numero; ogni passo falso conduce a morte certa. Già, perché in Dark Souls la sconfitta in combattimento è un qualcosa di molto concreto e a cui sarà meglio fare l’abitudine fin da subito.
Come nel primo episodio, ogni nemico sconfitto frutta un certo numero di anime, che possono essere utilizzate per potenziare il proprio personaggio o per acquistare oggetti, oltre alle fiaschette che permettono di recuperare energia durante i combattimenti. La creazione del personaggio prevede un maggior grado di personalizzazione rispetto a Demon’s Souls, con una scelta di tutti i particolari fisici del nostro eroe (capelli, occhi, colore della pelle e così via). L’impianto è largamente simile: il protagonista si muove via via in mondi e livelli diversi, ciascuno dei quali con un mostro più potente – il classico “boss” – ad aspettarlo. Inutile dire che ogni boss prevede una strategia differente: alcuni saranno più deboli verso la magia, altri prenderanno maggiori danni dalle armi da mischia, altri ancora saranno da uccidere con arco e frecce. Lungo il suo cammino, il nostro eroe troverà vari falò che potranno permettergli di riposarsi, recuperando vita e potere magico: quando si rimetterà in marcia, però, tutti i nemici già sconfitti saranno ritornati al loro posto.

L’intelligenza artificiale dei mostri è stata nettamente migliorata, e gli sviluppatori sembrano aver trovato un gusto particolare nel nascondere i nemici nei punti più impensati, in modo da sorprendere sempre il giocatore; magari proprio quando ci si trova di fronte a un passaggio stretto, un rumore alla nostra destra annuncerà la presenza di qualcuno ancora nascosto dal buio, oppure oggetti dall’aspetto inoffensivo si riveleranno affamati golem pronti a farci la pelle. Insomma, gli ingredienti per un’altra grande avventura ci sono tutti, e Dark Souls finisce con l’essere un Action RPG che saggiamente riprende le idee più riuscite di Demon’s Souls integrandole con una maggiore cura nei dettagli, senza risultare ripetitivo ma fornendo nuove appassionanti sfide a chi non ha paura di rischiare.

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