Un gelido inverno (film)

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Un gelido inverno è un film del 2010 diretto da Debra Granik, che nel cast annovera attori del calibro di Dale Dickey, Jennifer Lawrence, Kevin Breznahan, Beth Domann, Ashlee Thompson, Valerie Richards, Tate Taylor, Casey MacLaren e Cody Brown. Il titolo originale della pellicola è Winter’s bone. Il film è ambientato in una zona montagnosa del Missouri, nel cuore degli Stati Uniti, dove Ree, ragazza adolescente, si occupa della gestione e del sostentamento della famiglia, dopo che il padre è stato messo in carcere per sintesi e spaccio di metanfetamine e la madre è stata colpita da una grave malattia. La giovane, dunque, è l’unica che ha la possibilità di custodire i due fratelli più piccoli, e soprattutto di procurargli il cibo. Un giorno, però, lo sceriffo del quartiere si presenta in casa, per comunicarle che il padre è uscito di galera usando come cauzione la casa. Ciò significa che se non risponderà al mandato di comparizione la polizia procederà alla confisca dell’abitazione. Ree, dunque, inizia a cercare il padre, e si trova a esplorare un mondo di esclusi, reietti, trafficanti disperati impegnati costantemente a nascondere la verità. Si tratta, evidentemente, di una storia ai margini, tipica dello stile del Sundance dove la pellicola è stata presentata, molto lontana dagli aspetti radical chic degli Stati Uniti che il circuito mainstream vuole diffondere. I temi principali sono il coraggio dell’adolescenza e i rigori, non solo a livello di temperatura, dell’inverno. Il contesto si caratterizza per un uso del linguaggio abbastanza scuro, per dare vita a un ambiente a dir poco infausto, da compassione. Il fascino del film non consiste tanto nel realismo della vicenda, quanto nell’atmosfera da thriller creata. Un gelido inverno, infatti, pur rappresentando anche un’inchiesta sulle classi più povere della provincia americana, e soprattutto provincia montuosa, con quel che consegue, e pur essendo improntato in maniera netta a un realismo evidente, si contrassegna in maniera particolare per le atmosfere di mistero e suspense. In sostanza la pellicola può essere considerata come un’indagine tra la desolazione, la disperazione e la nebbia non solo fisica delle montagne del Missouri, ma la ricerca del padre si trasforma ben presto, tra una minaccia e l’altra, da un viso all’altro, in una sorta di incubo contrassegnato da risvolti improvvisi e senza dubbio inquietanti, misteri e fantasmi. Ree è interpretata in maniera magistrale da Jennifer Lawrence, che sa fornire al personaggio la giusta maturità tipica di una ragazza cresciuta senza volere con troppa fretta. Il tema del romanzo di formazione diviene una formazione verso il basso, con direzione inferno, mentre gli sporadici comprimari l’accompagnano all’interno di una favola oscura che mette in mostra il nocciolo della cultura popolare statunitense. Insomma, la regista mette in scena un’immagine tanto triste quanto spietata della provincia americana, di un certo immaginario comune che spesso fa bene non tenere in considerazione, ma che pure esiste, e che tale pellicola, pur non esente da qualche limite tecnico e stilistico, sa mostrare in maniera perfetta, senza indugiare in eccessivi vittimismi.

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