The Green Hornet (film)

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La prima cosa da dire è che indubbiamente il titolo rende meglio nella sua lingua madre, l’inglese. Infatti l’accattivante Green Hornet, si tramuta in italiano in un simpatico e, a dir la verità, un po’ strano Calabrone verde. Il Calabrone in realtà è Britt Reid, figlio del direttore di uno dei giornali più importanti della città, e, dopo aver da piccolo sua madre, e in seguito anche il padre, decide di fare qualcosa finalmente della sua vita, dopo anni di bagordi e vizi. Così, aiutato dal suo amico Kato, ex meccanico di suo padre e presto riassunto perché capace di preparare il buon caffè che piaceva a Britt, diventa un giustiziere che combatte il crimine con una grande intuizione, fingersi un criminale. In questo modo può conoscere meglio questo mondo e distruggerlo dall’interno. In realtà però Britt non rappresenta un grosso problema per il crimine, anche perché il grosso del lavoro lo lascia fare al suo giovane e talentuoso amico, ma ad ogni modo riesce ad infastidire il capo dei capi della criminalità organizzata in città, finendo per scoprire un complotto che vedeva coinvolto anche suo padre. La storia in realtà si svolge in maniera molto semplice, lineare e a tratti scontata e prevedibile, ma, fortunatamente, il regista non ha scelto di basarsi su questa componente, bensì sull’ironia e sui dialoghi tra i personaggi. L’obiettivo è stato raggiunto a dire il vero, e gli attori si sono dimostrati tutti all’altezza del proprio ruolo, regalando allo spettatore alcune risate piene, soprattutto grazie al simpaticissimo Kato. Ironia a parte è ben gestito il rapporto azione – effetti speciali, ben gestiti e utili a mantenere alta l’attenzione. Inoltre non dispiace poter ammirare la splendida Cameron Diaz, ma in generale il film è ideato per chiunque voglia trascorrere due ore circa di pieno relax e spensieratezza. The Green Hornet risulta così essere gradevole ed accattivante un po’ per tutti, caratterizzato dall’assenza di una trama complessa e ardua da seguire. Certo è però che non mancano dei dubbi e qualche domanda, come un po’ in quasi tutti i film, eccezion fatta per i rari capolavori che vengono trasmessi sul grande schermo, e di certo questo non può esserlo. Così ci si chiede il perché della scritta 3D sulla locandina, quando è così difficile accorgersi di una sola scena che sia in tre dimensioni. Il che naturalmente fa uscire dalla sala divertiti quanto basta grazie alla pellicola, e arrabbiati quanto basta grazie all’avidità dei produttori americani. Infine però il dubbio più forte che preme è, c’era davvero ci fosse bisogno dell’ennesimo film su di un super eroe? Certo è vero che i fan dei fumetti non muoiono mai, per fortuna, ed è altrettanto vero che sono in molti ad attendere spesso la trasposizione su pellicola di quelli che spesso risultano essere dei capolavori illustrati su carta. Si resta però increduli dinanzi ad un’ennesima prova di mancanza di fantasia. Da Hollywood ci si attende davvero molto di più.

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