Hai paura del buio (film)

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Hai paura del buio è un film diretto nel 2011 da Massimo Coppola, che annovera nel cast di attori, tra gli altri, Erica Fontana, Alfio Sorbello, Alexandra Pirici, Manrico Gammarotta ed Erica Fontana. La pellicola narra la vicenda di Eva, una ragazza che ha da poco superato i vent’anni, che lavora a Bucarest in una fabbrica. A Eva non viene rinnovato il contratto, e quindi dopo aver terminato il proprio lavoro scegliere di dirigersi in Italia dopo aver venduto tutto ciò che possiede. Una volta raggiunta la stazione di Melfi, passa la notte andando in giro senza destinazione, fino a quando si rifugia in una macchina aperta, in cui si ripara dal freddo. L’auto è di proprietà di una operaia della Fiat, Anna, che decide di accogliere la ragazza nell’abitazione in cui vive insieme con la nonna malata e i genitori. Massimo Coppola matura lo sguardo di Avere ventanni, ritratti giovanili nati dall’esigenza di inserire una differenza tra la realtà dei giovani attuali e la loro rappresentazione. Si tratta del suo ingresso all’interno del cinema di finzione, in cui si muove con direzione opposta nei confronti di format popolari. Un po’ come accaduto nel corso della sua carriera di autore televisivo, quando su Mtv, canale giovanilista prima ancora che giovanile, ha tentato di proporre una alternativa rispetto alla visione unilaterale avanzata a proposito delle nuove generazioni. Un modo altro, insomma, rispetto al pensiero comune. In Hai paura del buio si nota una componente di frattura nella maniera in cui viene raccontata solitamente la realtà del lavoro precario. Non solo, al centro del film risalta anche il tema della politica di immigrazione. Insomma, una pellicola che in apparenza vorrebbe essere politica, ma che in realtà ben presto lascia da parte sia il precariato che l’immigrazione, per fare spazio alle note dei Joy Division e al rumore delle fabbriche lucane. Nel momento in cui Eva si inserisce nella famiglia di Anna, infatti, il regista Coppola sceglie di mettere subito da parte eventuali tematiche a proposito di integrazione, diffidenza rispetto allo straniero, pregiudizi più o meno veritieri, e invece dopo aver avvicinato per pochi tratti le ragazze le allontana subito dopo, lungo strade parallele e quindi destinate a non incontrarsi. Tutto ciò perché a interessare il regista non è lo scontro ma l’accostamento, non il confronto ma l’affiancamento: non la dialettica, ma la contrapposizione parallela. Insomma, i personaggi vengono solo accarezzati, attraverso un linguaggio autentico e che per certi aspetti arriva anche a sfiorare la poesia. Degna di nota, rimane, soprattutto, la voce di Ian Curtis, che accoglie le due ragazze. Forse banalmente, il precariato sul posto di lavoro si trasforma in condizione precaria della vita, serie di dubbi esistenziali che accompagnano le due protagoniste in un tornado di domande destinate naturalmente a non trovare risposte chiare. In ogni caso si tratta di un film che ci sentiamo di consigliare, non fosse altro per la bravura di attori sconosciuti al grande pubblico: grande intensità, ottima resa dei personaggi e soprattutto poca affettazione, in una pellicola che tutto sommato vale la pena vedere.

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