J. Edgar (film con Leonardo Di Caprio e Naomi Watts)

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J. Edgar è il nuovo film di Clint Eastwood uscito nelle sale cinematografiche italiane il 4 gennaio 2012.
La pellicola narra le vicende di J. Edgar Hoover, l’uomo che, da solo, rivoluzionò la storia dell’FBI diventando la persona più potente e influente, anche in campo politico, degli Stati Uniti fino alla sua morte che avvenne nel 1972.
Nella sua ultima fatica l’ex attore americano Clint Eastwood, artefice di altre pellicole del calibro di Mystic River, The Million Dollar Baby e Invictus, rivisita i quasi cinquant’anni di direzione dell’Fbi attraverso gli occhi di questo controverso ed emblematico personaggio, la cui vita si basa sulla devozione nei confronti dell’anziana ed opprimente madre e del corpo di polizia federale di cui, in giovane età è chiamato a prendere la gestione.

Nei panni di J. Edgar, un Leonardo Di Caprio forzatamente invecchiato da un trucco forse eccessivo, che riesce a dare, però, al personaggio, la connotazione drammatica attraverso la quale costruire un immagine che è riuscita a trasmettere di Hoover l’umanità che sarebbe potuta essere sacrificata se Eastwood si fosse affidato alla semplice documentazione.
Eccellente l’interpretazione del resto del cast che ha visto alternarsi sullo schermo un susseguirsi di nomi tra cui: Naomi Watts, nei panni della segretaria di Hoover Helen Gandy, Armie Hammer, che diventerà il braccio destro del capo dell’Fbi e darà vita a un rapporto di amicizia alquanto ambiguo che accompagnerà il personaggio principale fino alla tragica e prevedibile morte.
Un personaggio a tratti paranoico, conformista e reazionario nelle cui mani risiedono i più pericolosi segreti della vita dei politici statunitensi e nella cui mente ogni elemento, volto o notizia trovano una collocazione che assume un ordine che rasenta il maniacale. Ed è proprio attraverso l’uso di questa metodica maniacale che Hoover riesce a riformare il sistema di ricerche investigative del Bureau, la sezione di cui è chiamato a fare parte.
Difensore instancabile del suo Paese, combatte minacce vere o immaginarie, a seconda delle circostanze storiche, facendo della sua immagine un emblema della sicurezza nazionale.

Ricalcando lo stile documentario, il film mostra, attraverso la brillante interpretazione di Leonardo Di Caprio che riesce a colmare le lacune stilistiche e i rallentamenti spropositati nella sequenza del racconto, il lato umano più che politico del personaggio.
Dalla controversa omosessualità, che verrà accettata soltanto in punto di morte, all’irresistibile tentazione di gonfiare la propria immagine sui rotocalchi per sopperire a quella che è una misera piatta vita di un uomo che dell’azione non ha mai fatto il suo vessillo.
Un film profondamente commovente che risente, però, di alcune lacune stilistiche che causano un rallentamento nel racconto rendendo il ritmo della narrazione a tratti piatto e noioso. Nonostante questo, la magistrale interpretazione di Di Caprio e del resto del cast, lasciano lo spettatore attaccato alla poltrona e immerso in quello che è un viaggio introspettivo all’interno della mente di un uomo che riesce a vivere solamente attraverso la sua immagine mediatica e che in realtà, ha fatto del lavoro la sua unica esistenza.
Un attaccamento maniacale nei confronti di un paese che ha amato tanto e nei confronti di un potere, quello della conoscenza, che non ha mai avuto paura di usare per assecondare i propri fini.

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