La guerra dei Roses (film)

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Ventidue anni, e decisamente non sentirli: sì, perchè “La guerra dei Roses”, film girato nel 1989, è una di quelle pellicole che riesce ad essere attuale anche se costumi e trucco sono un po’ datati.
La trama è semplice: si tratta della semplice cronaca di un matrimonio, che finisce in un divorzio, violento, tragico ed al contempo ironico. Dopo ben diciotto anni di matrimonio e due figli, Barbara Rose, interpretata dalla bravissima Kathleen Turner, comincia a trovare vuoto tutto quello che il marito Oliver (Michael Douglas) le ha costruito intorno nel corso degli anni.
Se è vero che Oliver le ha garantito una vita più che agiata, è anche vero che Barbara si rende conto improvvisamente che non le ha mai dato il rispetto e la gratificazione dovuti. Da qui inizierà il periodo di crisi, che arriverà a tragiche e disastrose conclusioni, con una vera e propria guerra senza esclusione di colpi.

Il film scorre duro, ma allo stesso tempo visto con l’occhio ironico e affettuoso dell’io narrante, l’avvocato di famiglia, interpretato da Danny De Vito, che è anche il regista del film.
E questo è proprio il grandissimo pregio del film: se la trama riesce a diventare molto dura, quasi dolorosa in alcune scene, al contempo è sempre tutto visto con un’ironia che ne smorza i toni, velando ogni dialogo ed ogni immagine di una sorta di irrealtà fumettistica.
La regia di Danny De Vito è davvero perfetta: senza sbavature, senza perdere un colpo, senza crogiolarsi nella descrizione di un rapporto d’amore che si trasforma in odio, ma riuscendo a dare ad ogni scena la giusta leggerezza.
Allo stesso modo i due attori, bravissimi, Kathleen Turner e Michael Douglas, sono perfettamente a loro agio nei ruoli di un marito ed una moglie che si amano alla follia, dopo un vero e proprio colpo di fulmine quando sono nel vero e proprio fiore degli anni, per arrivare anno dopo anno ad odiarsi a morte, tanto da non riuscire a mantenere neanche la civiltà nei propri rapporti.

Attenti, spontanei, ed entrambi estremamente credibili, proprio come i due personaggi che interpretano.
E’ proprio questo il trucco dell’intero film: il film è proprio una commedia, nerissima, ma una commedia, in cui si riesce a ridere, e tanto, ma che, a titoli di coda chiusi, porta inevitabilmente a riflettere sulla natura delle persone e sulle loro relazioni.
Già, perchè anche se, almeno la maggior parte delle volte, non si arriva ai limiti estremi descritti nel corso del film, non è raro, purtroppo, vedere intorno a noi coppie che si separano, e, soprattutto, sentimenti tra le persone (a prescindere che siano coppie oppure no) trasformarsi completamente per ragioni banali ed insignificanti.
Così come a noi stessi capita di avere comportamenti che potrebbero offendere oppure sminuire chi abbiamo più vicino.
Ed è proprio sui titoli di coda che penseremo a questo, cercando di capire dove e se, come i due protagonisti, anche noi sbagliamo.
Un film, quindi, che fa ridere, ma, allo stesso tempo, permette, tanto per cambiare, di guardare anche un po’ dentro di sè.

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