La signora Dalloway di Virginia Woolf (romanzo)

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La grande romanziera Virginia Woolf ci regala con “La signora Dalloway” un romanzo lungo un giorno. La trama si svolge, infatti, durante un solo e unico giorno, un certo mercoledì di giugno del 1923 cioè qualche anno dopo la fine della Prima Guerra mondiale a Londra, in Inghilterra.

Il romanzo è incentrato su una figura di donna, la signora Clarissa Dalloway che dà il titolo al romanzo, e segue tutte le vicende e gli accadimenti esteriori ed interiori della sua giornata scanditi dai rintocchi del Big Ben a partire dal momento in cui, alle 10 del mattino, si reca a Bond Street per comprare i fiori per la festa che darà quella stessa sera in casa sua.

Seguiamo, dunque, la ricca signora Dalloway, ormai cinquantenne, durante il tragitto verso il negozio mentre ripensa alle giornate felici e serene che passava in gioventù quando viveva con la zia a Bourton.

Attraverso la nota tecnica Woolfiana dello “stream of consciousness” ossia del monologo interiore e la tecnica Proustiana dei “moments of being”, ossia degli oggetti che evocano e materializzano stati eventi passati, entriamo così, mano a mano, non solo nella vita ma anche nella testa della nostra protagonista e dei personaggi che via via incontrerà.

Un personaggio, in particolare, che la signora Dalloway incontrerà la mattina mentre passeggia con la moglie di fronte alla vetrina del negozio di fiori assumerà un ruolo importante nel romanzo e ne diventerà il co-protagonista principale: il signor Septimus Warren Smith.

Septimus è un reduce della Grande Guerra tormentato dai fantasmi del passato, dagli orrori di cui è stato protagonista e spettatore e dal quale non riesce a liberarsi fino alla follia. Egli sembra lontanissimo e diversissimo dalla borghesissima signora Dalloway eppure ciò che li unisce – un passato che li tormenta e li tiene impigliati e dun presente che sono incapaci di vivere- li unisce con un filo invisibile.

Anche la signora Dalloway, infatti, che ha scelto la tranquillità di un matrimonio borghese e il rispetto delle convenzioni mondane e della cosidetta “rispettabilità” della vita londinese è ormai incapace di vivere questo presente e resta prigioniera dei fantasmi del passato che ogni oggetto sembra rievocare in lei dando vita a dialoghi più che reali che surreali.

L’epilogo del libro vedrà la signora Dalloway, sempre preoccupata o meglio tormentata dalle convezioni e dall’apparire piacevole e ben accetta agli altri, saprà dell’infelice situazione del suo alter-ego per bocca del dottore che ha in cura Septimus: l’emblematico personaggio del signor William Bradshaw. A suo vedere la follia non è che la perdita del senso della misura trascurandone però tutto il lato umano e il bisogno di espressione dell’uomo.

L’intervento del medico non solo non “curerà” la follia del paziente Septimus ma lo porterà al suicidio.

Da questo grande classico della letteratura inglese moderna, è stato tratto pochi anni fa il film di grande successo sia di pubblico che di critica: “The Hours”.

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