L’Aleph di Jorge Luis Borges

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Leggere le opere di Jorge Luis Borges significa immergersi in un viaggio della mente fatto di percorsi non scontati, un vero e proprio dedalo dagli esiti inaspettati; ognuno legge il suo Borges e arriva alle sue conclusioni e chi si è cimentato nella lettura de “La biblioteca di Babele”, sa che leggere Borges è un’attività che richiede attenzione e che non può dirsi mai davvero conclusa: i libri dello scrittore argentino si riprendono in mano, si aprono per leggere le pagine più oscure, pagine che riescono ad andare fuori dal tempo, da quella contemporaneità che tutto divora; i suoi racconti sono un misto di senso e non-senso dove l’inconcepibile si incontra con la realtà e tutto diventa paradosso.
Per questi motivi Borges induce a riflettere e la sua opera può essere definita letteratura filosofica nel senso più autentico della parola: Borges ha parlato ne “La biblioteca di Babele” di “discordie eretiche” e di “mondo infinito”suggerendo una sorta di vademecum da seguire dinanzi ad un mondo fatto di divisioni in cui l’uomo è solo, ma che nonostante questa solitudine antropologica continua a sperare cercando di comprendere il senso della vita, nel tentativo di vincere una scommessa che non sarà mai vinta.

L’Aleph è un libro di Borges scritto nel 1949 e pubblicato per la prima volta nel 1952 con il titolo orginale di “El Aleph”, in Italia la prima edizione risale al 1959, nel luglio del 2010 si è arrivati alla trentanovesima edizione, segno che questo piccolo libro di Borges continua ad essere, a distanza di tempo, uno straordinario stimolo per tutte le generazioni dei lettori succedutesi negli anni, ecco in cosa consiste l’ atemporalità di Borges: la sua scrittura interpreta la realtà e offre di volta in volta una chiave di lettura diversa su quei temi universali che da sempre sanno appassionare l’uomo: il tempo, la morte, il destino individuale, il dolore, la complessità dell’esistenza e la follia.

Fin dalle pagine iniziali del libro troviamo la dimensione del non tempo, cosa è la “Città degl’Immortali” di cui parla Borges per bocca di “Marco Flamminio Rufo, tribuno militare di una delle regione di Roma”? E’ prima di tutto una condizione mentale prima che un’organizzazione sociale, Borges scrive che essere immortale è una cosa da poco e che tutte le creature animali lo sono a parte l’uomo che è consapevole della morte.

Leggendo il libro il lettore ha l’impressione che Borges non segua un filo logico, ogni capitolo sembra a sè stante, in realtà la stesura del libro non segue un ordine cronologico in quanto si tratta di racconti pubblicati in diversi periodi, ma ogni parte si ricollega alle precedenti e Borges si muove nel tempo/non tempo facendo ricorso numerosi e dotti riferimenti letterari, filosofici e teologici; lo stile letterario dello scrittore argentino si serve continuamente alla metafora che gli permette di passare indifferentemente da Omero a Plutarco e di citare: Plinio, Giovanni di Pannonia, Aureliano, Paolo di Tarso, Cicerone e Gesù Cristo……….un elenco di personaggi e di opere che mettono a dura prova il lettore il quale non si può limitare a leggere il libro, ma è obbligato a ricercare ed a scoprire il contenuto di quei rimandi che sembrano non concludersi mai.
Metafora di questo percorso che non ha conclusione è ancora una volta il labirinto che diventa il luogo dell’enigma e di tutte le domande che non hanno risposta, il luogo in cui si ricerca l’uscita così come, nell’esistenza, si cerca di comprendere il senso della vita.

Cos’è allora l’Aleph? L’Aleph è “uno di quei punti dello spazio che contengono tutti i punti”, Borges lo definisce il “multum in parvo”,ancora una volta Borges si serve della metafora per sfiorare l’essenza delle cose che lui definisce “l’inconcepibile universo” e forse il lettore pur non arrivando a mettere la parola fine a questa ricerca che è l’essenza dell’umanità, riuscirà, leggendo il libro, a lambire un frammento di conoscenza attraverso questa serie di racconti che costituiscono uno dei più straordinari esempi dell’arte letteraria di Borges.

Libro consigliato a lettori pazienti e attenti.

Jorges Luis Borges, L’Aleph, Feltrinelli, Milano, 2010
Prezzo di copertina euro 6,50.

Articolo protetto dal plagio

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