Non lasciarmi (film)

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Non lasciarmi è un film diretto nel 2010 da Mark Romanek, con un cast davvero stellare, che comprende attori del calibro di Keira Knightley, Ella Purnell, Monica Dolan, Luke Bryant, Carey Mulligan, Damien Thomas, Andrew Garfield, Oliver Parsons, Hannah Sharp, Fidelis Morgan, Nathalie Richard, Charlotte Rampling, Christina Carrafiell, Gareth Derrick e Anna Maria Everett. La pellicola narra la vicenda di Kathy, una badante che nel corso delle donazioni degli organi affianca i pazienti. Un lungo flashback ci fa ripercorrere la sua infanzia e la sua adolescenza, passate all’interno del college inglese di Hailsham, dove ha modo di fare amicizia con Ruth e di trovare l’amore con Tommy. Proprio nel corso di quegli anni, i personaggi vengono a sapere da una tutrice che il loro futuro è già stato deciso. Da sottolineare la citazione kafkiana di Kathy, che si presenta solo con l’iniziale del cognome, H., un modo per lasciare già immaginare una certa privazione dell’individualità. I tre protagonisti, dunque, vivono nell’angoscia del college, un posto che sembra più un allevamento intensivo di polli, dove sono asserviti alle finalità del progresso scientifico, più che un convivio umano. In sintesi, vengono cresciuti per non riuscire mai a esprimere la propria personalità. Non lasciarmi è un thriller in cui prevalgono i toni foschi, ansiosi, ma allo stesso tempo ritmato. Dapprima le pareti del college, poi quelle degli ospedali, non lasciano spazio al respiro. La scenografia, insomma, che per altro è realizzata da Mark Digby, già al lavoro nel premio Oscar The Millionaire, contribuisce a creare l’effetto di un solo legame tra la condizione dei protagonisti e l’ambiente in cui si muovono. In tutto questo c’è l’angoscia per l’avanzare della scienza, vista come meccanismo implacabile, e che allo stesso tempo non può mancare di porre interrogativi, importanti e inquietanti, sulla condizione dell’uomo, sulla sua effettiva libertà, sulla sua possibilità di sottrarsi all’omologazione, e soprattutto sul peso del potere che si propone di mettere il pensiero da parte. Tratto dal romanzo del giapponese Ishiguro Never let me go, che ha avuto una lavorazione di quindici anni, il film, dunque, porta nell’esperienza di un college le inquietudini riguardanti l’arte, il senso dell’amicizia, la scienza, l’amore. La protagonista, i tre protagonisti, virano verso un’esistenza contrassegnata in maniera impercettibile ma implacabile dall’ineluttabilità del destino, del già deciso, di ciò che non può essere modificato. L’interpretazione degli attori è da applausi. Un thriller da non perdere, forse non molto cinematografico, ma che sicuramente induce a riflettere, a pensare e ripensare all’utilità del progresso scientifico, se il suo avanzare comporta una perdita dell’uomo. Insomma, la negazione dell’identità individuale vale i progressi tecnologici? E soprattutto, essi a cosa servono, se peggiorano la condizione umana invece di migliorarla? Pellicola fedele al romanzo originale, dal regista del videoclip Scream, di Michael Jackson. Solo il cast numeroso ed eccellente vale da solo il prezzo del biglietto, splendida la Rampling, i tre protagonisti sono perfetti e terrificanti.

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