Le avventure di Sammy (film)

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Come ormai da mesi, il connubio tra film d’animazione e nuova frontiera del 3D continua proficuo navigando con vento decisamente favorevole.
E alle pellicole precedenti, si è aggiunta a Natale scorso (periodo stagionale d’oro per il cinema e per i film di animazione in particolare) il delizioso “Le avventure di Sammy”.
La trama è molto semplice, e basata sul solido (e solito) principio dell’importanza di farcela con le proprie forze ( e con le proprie pinne), anche se difficile e faticoso, e di affrontare con serenità gli ostacoli che la vita ci pone di fronte: Sammy è una piccola tartaruga marina che, fin dalla nascita, si troverà a dover lottare per sopravvivere.

Riuscirà infatti a sfuggire alle grinfie di un gabbiano, e, dopo aver incontrato sulla sua strada la piccola Shelly, tartarughina che sarà l’amore della sua vita, si troverà allontanato da lei, e dovrà fare un cammino di anni per ritrovarla.
Cinquant’anni, per l’esattezza: tanti sono infatti gli anni che Sammy racconta della propria vita, passati in un meraviglioso e meravigliosamente descritto paesaggio marino, fatto di animali colorati e sinuosi, di una splendida e vivida barriera corallina, di amici e di pericoli.
Fino al consolante, quanto necessario, lieto fine conclusivo, che ricorda in qualche modo che, nonostante la veridicità estrema delle immagini che descrivono il mondo in fondo al mar, si tratta di una favola per grandi e piccini.
Ma si tratta di una favola estremamente didattica: infatti, in questi cinquant’anni di vita e di storia del mare, il regista tende a porre l’attenzione sul disastro ecologico che in pochissime decine di anni sta rovinando tutti gli ecosistemi dei fondali marini, messo in atto dalla specie vivente più pericolosa di tutte per il suo stesso ambiente: l’uomo naturalmente.

Il segnale che sembra voler lanciare il film è proprio questo: bisogna vedere cosa la specie umana è stata in grado di combinare in soli cinquant’anni al mare , ed in generale alla terra che ci ospita, per poter capire quali siano i danni che stiamo operando, e poterci fermare in tempo.
Si tratta indubbiamente di un chiaro atto d’accusa,ma, al contempo, sembra che in risposta alla tragedia ecologica che stiamo compiendo ci sia la possibilità di riporre la speranza in chi attivamente cerca di contrastare questo comportamento sconsiderato, individuato nel film, in maniera estremamente specifica, nell’associazione “Green Peace”.
Una pellicola, insomma, in grado sia di insegnare il rispetto per l’ambiente ai piccoli, ma anche in grado, cosa ancora più importante, di far riflettere i grandi, su temi che non sono spesso portati all’attenzione del grande pubblico quanto dovrebbero.
A tutto questo si aggiunge la magia del 3D, che, proiettata su paesaggi marini ricreati perfettamente al computer, permette di passare circa un’ora e mezza di viaggio affascinante nei fondali, creando la quasi perfetta illusione di una nuotata.
In alcuni momenti, sembra quasi di sentire l’odore forte dell’acqua salmastra, e le urla lontane dei gabbiani.
Un bel film, insomma, da vedere e da ammirare, immergendosi in un ecosistema meraviglioso e ricordandoci sempre che, per colpa nostra, potrebbe scomparire.

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