Liquid Sky (film)

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Liquid Sky è un film del 1981 di Slava Tsukerman, che nel cast annovera attori come Anne Carlisle, Bob Brady, Elaine C. Grove, Jack Adalist e Susan Doukas. Si tratta di una pellicola lunga 104 minuti, di genere fantascientifico, la cui sceneggiatura è stata scritta da Anne Carlisle, Slava Tsuerman e Nina Kerova. Il film viene unanimemente considerato troppo audace per i tempi in cui uscì, e per certi versi maledetto. Liquid Sky, in effetti, pare un film fantascientifico pensato da Adny Warhol e si basa su un triangolo abbastanza imprevedibile composto da droghe, sesso e alieni. Il regista è un artista russo che è scappato in piena guerra fredda dall’Unione Sovietica per stabilirsi negli Stati Uniti, a New York. Il titolo della pellicola deriva un termine gergale, che riguarda l’eroina. Ritenuto un film visionario, simboleggia in gran parte un certo barocchismo tipico degli anni Ottanta, una sorta di esempio dell’estetica new wave all’interno del panorama underground. La trama vede al centro della storia una genia di piccoli alieni, giunti sulla città di New York per cercare droghe, che sono indispensabili per il loro sostentamento. Gli extraterrestri vengono a sapere che il cervello delle persone tossicodipendenti produce una sostanza chimica addirittura migliore della droga stessa (ma solo nel momento in cui fanno sesso). Gli alieni, dunque, scelgono di stabilirsi in un appartamento nel quale risiede Margaret, una giovane modella la cui vita è decisamente sregolata. Qui gli invasori uccidono chiunque abbia un rapporto sessuale con la ragazza, al fine di prelevarne le endorfine che vengono prodotte dal sistema nervoso. Margaret è una cocainomane androgina, e non le dispiace diventare uno strumento degli alieni, più o meno consapevole di quanto le stia accadendo intorno. La ragazza, infatti, è segnata da una vita contrassegnata da una lunga serie di esperienze negative, che l’hanno portata a sviluppare un rifiuto verso il sesso maschile. La situazione che, volente o nolente, è venuta a crearsi, dunque, non le pare poi così sgradita, nel senso che in un modo o nell’altro le sembra di prendersi una rivincita sulla vita, per quanto inutile ed effimera essa possa essere. Tra gli uomini uccisi dagli alieni, però, c’è anche uno scienziato tedesco, apparentemente equivoco, che ha scoperto l’esistenza degli extraterrestri, comprendendone il loro progetto, e che ciononostante cede alle lusinghe della ragazza. Il film, come si è visto, è stato scritto dal regista insieme con l’attrice protagonista. Trent’anni fa risultò una pellicola abbastanza trasgressiva, incentrata sulla provocazione, che non disdegnava di giocare su un accoppiamento a dire la verità piuttosto strano, quello tra sesso ed alieni, e più in generale tra l’invasione di esseri ultraterreni, provenienti da un altro mondo, e i limiti psicologici e fisici che le droghe pesanti determinano sul cervello dell’uomo. La condizione alienata e alienante dei protagonisti, in effetti, è resa alla perfezione dall’ambientazione, costruita in illuminazioni al neon, discoteche soffocanti, vetrine alla moda e luci psichedeliche, tra personaggi stanchi della vita, annoiati e depressi.

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