Margin Call (Film)

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In concorso alla 61esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, in nomination per l’Orso d’Oro come miglior film, questa pellicola, in un’uscita nelle sale statunitensi dal 21 ottobre, sta ottenendo un buon riscontro da critica e pubblico. Scritto e diretto dal giovane J.C. Chandor, già regista del corto di successo Despacito, il film è una produzione indipendente distribuita dalle emergenti Lionsgate e Roadside Attractions. Il cast è stellare e le interpretazioni non deludono le aspettative. Tra i protagonisti spiccano: Kevin Spacey (Sam Rogers), Paul Bettany (Will Emerson), Jeremy Irons (John Tuld), Zachary Quinto che è anche produttore e interpreta Peter Sullivan, Penn Badgley di Gossip Girl (Seth Bregman), Stanley Tucci, strepitoso interprete de Il diavolo veste Prada e Amabili resti, che veste i panni di Eric Dale e ultima, ma non per importanza, Demi Moore (Sarah Robertson). La lavorazione di questo independent-movie ha avuto inizio nella seconda metà del 2010 ed è stato interamente girato nel distretto finanziario di New York (Wall Street). Ma andiamo alla trama. Il set, come abbiamo detto, è quello che rappresenta il cuore pulsante dell’economia internazionale ed è qui che si snoda l’imprevedibile dinamica di Margin Call, un thriller appassionante che racchiude in centocinque intensi minuti un lasso di tempo di ventiquattro ore. Fulcro centrale della pellicola è un investimento bancario. L’anno a cui dobbiamo fare riferimento è invece il 2008, storicamente importante perché segna l’inizio effettivo della crisi finanziaria statunitense ed europea. Quando un processore analitico sblocca alcune informazioni che rivelano il possibile fallimento di una società, uno spericolato esperto del settore viene messo dinanzi alla necessità di intraprendere una serie di decisioni, da un lato morali dall’altro finanziarie, per evitare che le vite di tutti i coinvolti vengano sconvolte dall’imminente disastro: sono tutti sull’orlo del precipizio! Margin Call è un’affascinante e cruda opera prima che riesce a rappresentare in maniera perfetta, autenticamente coraggiosa, l’industria della finanza e i suoi protagonisti: uomini e donne che con le loro decisioni possono in un solo attimo, e in modo sostanziale, mutare il futuro del Globo. Il film è dettagliato. In maniera efficace, il regista riesce a spiegare le cause della crisi, la psicologia che c’è dietro, ma soprattutto descrive i protagonisti della crisi stessa: l’avidità, l’egocentrismo, l’ignoranza. Insomma, la crisi è l’umano fallimento, l’incapacità di accettare gli sbagli e dagli sbagli ripartire con l’aiuto degli altri. Il ritmo è incalzate e il linguaggio azzeccato. Brillanti, a parer mio, risultano essere soprattutto, e c’era da aspettarselo, le interpretazioni di Kevin Spacey e Jeremy Irons.

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