Morte nel pomeriggio (libro)

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Hemingway pone al centro di questo anomalo romanzo la corrida. Il testo esprime tutta la sua “stranezza” in quanto romanzo, perché più si va avanti con le pagine e più ci si trova immersi in una sorta di cronaca dettagliata della tragedia della corrida, la quale diventa ben presto in un vero e proprio manuale, utile a spiegare come si deve vedere questo “spettacolo” di morte. Ogni minimo particolare è passato in rassegna dallo scrittore statunitense. Si parla infatti dei giorni in cui è possibile assistervi, delle fiere organizzate intorno allo spettacolo, delle fantastiche arene spagnole e delle città della penisola iberica. Tutto questo rientra però in ciò che fa da contorno alla corrida. L’autore poi lentamente scandaglia nello specifico il rituale vero e proprio, osservando da vicino le vittime sacrificali dello spettacolo, i tori. Hemingway li analizza nel dettaglio, creando una sorta di schema delle varie razze. Si passa poi a tutte le figure che girano intorno al torero, vero beniamino del pubblico, elencando così tra particolari e commenti i vari banderilleros e picadores, utilissimi al fine della sopravvivenza dell’uomo, che mai può essere succube della bestia, al punto da cedere ad una battaglia impari. Infine l’autore volge lo sguardo a lui, il matador, primo attore in questa recita sanguinosa. Egli anche qui non limita il carattere cronachistico dell’opera, elencando uno dopo l’altro i più grandi esponenti di questa strana forma d’arte, vissuti tra gli anni Venti e Trenta. Di certo non uno dei migliori scritti di Hemingway, che delude un po’ i suoi appassionati e lascia attoniti i novelli lettori che si attenderebbero in seguito all’acquisto di ritrovarsi fra le mani un vero romanzo, e non una guida turistica dettagliata e vagamente poetica. Se proprio si volessero delineare i contorni di Morte nel pomeriggio con un aggettivo, si potrebbe facilmente utilizzare “noioso”. Commento brutale e un po’ crudele per uno dei maggiori scrittori mondiali del passato, ma che è inevitabile esprimere da parte mia dopo aver sfogliato a fatica tutte le pagine di questo libro. A poche scene interessanti, rese tali da affascinanti riflessioni di Hemingway, ne seguono numerose all’apparenza assurdamente logorroiche ed inutili. Certo, quando vuole l’autore riesce, come suo solito, a farci immergere nella scena da lui descritta, regalandoci il puzzo stagnante del sangue nell’arena, o la sensazione di morte che aleggia tra il pubblico, o ancora la sofferenza del toro mentre le sue carni vengono dilaniate da numerosi spadini o dalla più lunga banderilla del matador. Un libro insomma per pochi, da consigliare soltanto a due categorie di lettori. La prima è quella degli amanti della Spagna, o che magari hanno intenzione di fare un viaggio in questa terra, che potrebbero trovare in questo libro un valido aiuto nel focalizzare lo sguardo su quelle affascinanti sfaccettature evidenziate dall’autore. L’altra invece è quella degli appassionati cronici di questo scrittore, che vogliono senza se e senza ma, dunque al di là del mero argomento trattato, completare la raccolta, e dire d’aver letto tutto di Hemingway.

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