Omero l’Odissea (libro)

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Ci sono poemi che hanno attraversato tutta la storia dell’umanità e sono giunti intatti fino a noi e ancora parlano ai nostri cuori e alle nostre menti. Ancora ci commuovono, ci fanno palpitare, ci sorprendono. Con il loro caleidoscopio di emozioni, di fantasia, di sentimenti. Con il loro alone di mito e con la loro straordinaria modernità. L’Iliade e l’Odissea di Omero, risalenti al IX secolo avanti Cristo, più di ogni altro, tanto da essere giustamente considerati veri capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo.
Alzi la mano chi da fanciullo non ha trepidato per la guerra di Troia e non si è identificato nell’epica sfida tra Achille ed Ettore. Alzi la mano chi non ha simpatizzato per l’astuto Ulisse, per la trovata del cavallo di legno, che nascondeva al suo interno i guerrieri achei e che consentì loro di sconfiggere Troia. Alzi la mano chi non ha sofferto per il suo travagliato viaggio di ritorno ad Itaca, con gli occhi (si fa per dire) meravigliati per le malie della maga Circe, per i Ciclopi, per la tela che Penelope disfa ogni sera, per il sanguinoso epilogo di vendetta.
Se ne l’Iliade la vicenda bellica tra i greci e i troiani, in tutte le sue sfaccettature, domina la scena, nei 24 libri in versi del poema dell’Odissea, invece, è la dimensione del viaggio di Ulisse a farla da padrone.

Un viaggio periglioso e tormentato verso casa, dopo la vittoriosa guerra di conquista di Troia. Un viaggio avversato da Poseidone, il dio del mare, che parteggiava per i troiani e vuole in ogni modo vendicarsi. Un viaggio che dura dieci interminabili anni, in cui l’isola tanto amata sembra davvero una chimera irraggiungibile e Ulisse dispera di poter un giorno riabbracciare l’adorata e fedele moglie Penelope, il figlioletto Telemaco e il padre Laerte.
Ma anche un viaggio fantastico, affascinante, che tocca tutto il mondo allora conosciuto, nel mar Mediterraneo, il mare nostrum dei romani. Un viaggio di scoperta. Un viaggio-esperienza. Simbolizzato dalla famosa scena di Ulisse che passa lo stretto tra Scilla e Cariddi, dove ci sono le incantevoli (ma mortifere) sirene, e chiede di essere legato con la fune al palo della nave per poter sentire il loro canto ammaliatore senza essere trascinato via da loro.
Un viaggio in cui Ulisse supera ostacoli di ogni genere, toccando la terra dei Lotofagi, i mangiatori di loto, fiore che dona l’oblio; sfidando l’ira dei Ciclopi, con il rischio di diventare il pasto del gigante Polifemo; essendo costretto per sei anni nel ruolo di gigolò di Calipso.
Tornato finalmente a Itaca, Ulisse (detto anche Odisseo, di qui il nome del poema), sotto mentite spoglie consuma nel sangue e senza pietà (è veramente il caso di dirlo!) la vendetta contro i Proci, pretendenti al suo trono, con l’aiuto del figlio Telemaco, ricongiungendosi alla bella Penelope, la cui tela era ormai…finita.

Una storia avvincente, d’amore, di avventura, di amicizia e di tradimento. Una storia un po’ fantasy e un po’ fantastica, con tratti umoristici e momenti epico-drammatici. Una storia scritta in modo fine e piacevole, che fa abbondante utilizzo di metafore, di immagini creative e di flash-back, ritenuta per queste sue caratteristiche l’archetipo del romanzo moderno. Insomma, una storia immortale.

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