Opinione album Mondovisione – Luciano Ligabue

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Da pochi giorni è uscito l’ultimo cd di Ligabue, opera ricca di contenuti, sentimenti, pensieri e riflessioni, che sono comuni in noi tutti.

Con questo cd, l’artista emiliano, assente da circa tre anni dal mondo della “musica”, intende illustrare attraverso i suoi nuovi e inediti brani, una fotografia, (purtroppo) molto reale, della situazione non felice politico sociale che il nostro paese sta attraversando.

Come anticipato in precedenza, lo stesso Ligabue, deluso dalla situazione politica, ha voluto con questo cd urlare attraverso la sua voce, il suo malcontento.

Se semplicemente il nostro sguardo si sofferma sulla copertina del nuovo cd, è subito immediatamente evidente, la visione di una terra sofferente quasi accartocciata, o meglio ancora stretta in un abbraccio quasi a volersi proteggere e nascondere, da quello che sta vivendo.

Lo stesso Ligabue, nell’illustrare i singoli brani in esso contenuti, ammette con estrema sincerità, che sia il filo conduttore sia la base di questo suo lavoro musicale, che esce a tre anni dalla sua nona creazione “Arrivederci, mostro”, sono il bisogno di protestare e urlare non solo con rabbia ma anche con sentimento, la sensazione di sfiducia, di stanchezza e sfinimento, che attanagliano, non solo il suo stato d’animo, ma anche quello comune, contro questa classe politica inerme e priva di nuove idee.

Sensazioni, che Ligabue ha manifestato pubblicamente durante la trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, dove  il rocker emiliano, ha dichiarato apertamente, di voler rinunciare a partecipare alle votazioni per le primarie del PD, affermazione, che conoscendo le sue idee tendenzialmente di sinistra, risulta molto significativa.

La dichiarazione pubblica di “non voto” di Liga, così come il suo nuovo look da “ragazzino” ha suscitato un mare di polemiche, ma che lo stesso Liga, ha subito motivato, affermando che il primo non significa assolutamente un addio ma semplicemente una pausa di riflessione, restando in attesa di un auspicabile rinnovamento d’idee e politici nel partito a lui caro, mentre per il secondo, l’artista di Correggio, ha semplicemente detto che la scelta di questo nuovo taglio non ha un motivo ben preciso, ma solo, sue testuali parole “ne avevo voglia”, cose in ogni caso ininfluenti sulla bravura e professionalità di Ligabue.

La conferma di quanto dichiarato dal cantautore emiliano, traspaiono già nel suo primo brano “Il Muro del suono”, invito molto palese affinché intervenga qualcuno o qualcosa a dare una scossa, e infrangere il fatidico “Muro del suono”, che rappresenta metaforicamente la difficoltà a superare questa situazione politica oramai “stagnante”.

Altro brano degno di nota, “Il sale della terra”, che ci racconta, quasi come se fosse una carrellata cinematografica, gli ultimi vent’anni, e i personaggi che ci hanno accompagnato in questa Italia dominata da potere e arrivismo.

In conclusione questo nuovo album di Ligabue, rappresenta un invito anche se non molto velato, affinché qualcosa cambi in un futuro prossimo non molto lontano.

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