Opinione film Grand Budapest Hotel

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Vincitore dell’Orso d’Argento all’ultima edizione del Festival del Cinema di Berlino, è finalmente approdato nelle sale cinematografiche Grand Budapest Hotel, ottava opera del regista americano Wes Anderson, già regista di film come I Tenenbaum e Le avventure acquatiche di Steve Zissou.

Ambientato nell’immaginaria città di Zubrowka dei primi anni trenta, il film racconta delle disavventure di Monsieur Gustave, affascinante concierge dell’affollato e Grand Budapest Hotel, all’interno del quale l’uomo svolge anche il ruolo di confidente delle dame più anziane ospiti dell’albergo, sulle quali riscuote un certo successo con la sua grande cultura ed i suoi modi signorili.

Non fa eccezione Madame D., che decide di lasciare proprio a Gustave un quadro di grande valore, che però lo metterà nei guai quando la signora morirà, perché Dimitri, figlio della donna, comincia a puntare il dito contro Monsieur Gustave, reo, secondo lui, di aver ucciso sua madre. Il concierge finirà in carcere, trovando conforto e sostegno non soltanto nei detenuti, che cercheranno di agevolare la sua fuga dalla prigione, ma anche in Zero, lo straniero da poco diventato portiere dell’albergo nel quale lavora, e dovrà lottare contro i familiari di Madame D., intenzionati a sbarazzarsi di lui.

Ispirato alle opere letterarie dello scrittore austriaco Stephen Zweig, preso di mira dai nazisti per i suoi libri, dai quali emergeva un sincero sentimento pacifista, dal punto di vista cinematografico, il film strizza invece l’occhio alle commedie di Billy Wilder ed Ernst Lubitsch, senza però perdere di vista la volontà di portare avanti una riflessione sulle barriere innalzate dalla diversità (di nazionalità, ma non solo), il tutto attraverso la leggerezza e lo stile di Anderson, che da sempre si contraddistingue per la capacità di dare vita a personaggi capaci di imprimersi a lungo nella mente del pubblico, e non soltanto per la loro (apparente) bizzarria.

La pellicola, però, si contraddistingue anche per il nutrito cast, che può contare sulla presenza di Ralph Fiennes, nel ruolo di Monsieur Gustave, ma anche di Tilda Swinton, Harvey Keitel, Adrien Brody, Willem Dafoe e Owen Wilson, attore feticcio di Anderson.

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