Opinione film Il capitale umano

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“Il capitale umano” è un film diretto dal bravissimo regista livornese Paolo Virzì in programmazione in tutte le sale cinematografiche italiane dal 9 Gennaio. È liberamente tratto dall’omonimo romanzo thriller di Stephen Amidon. Il film accomuna in sé sia gli elementi della commedia classica all’italiana sia gli elementi del thriller familiare.

La vicenda comincia nella notte della vigilia di Natale su una strada provinciale di una città brianzola, con il tragico incidente stradale nel quale un ciclista, cameriere non più giovane di un catering, perde la vita investito in una curva da un Suv, dal quale non scenderà nessuno a prestare soccorso.

Questo tragico incidente diventa l’incipit per introdurre nella storia i personaggi appartenenti a due famiglie: la prima, quella della potente casta dell’alta finanza dei Bernaschi, composta da Giovanni (interpretato da un intenso Fabrizio Gifuni) antipatico e altezzoso magnate della finanza dai metodi assai spregiudicati di gestire gli affari, di sua moglie Carla (interpretata da una bravissima Valeria Bruni Tedeschi), una donna affascinante ed elegante, ma che nasconde dietro la sua immagine di donna forte una fragilità estrema, ampliata dalla contrarietà del marito ad ogni suo progetto e dai continui affronti subiti dal figlio Massimiliano (interpretato da Guglielmo Pinelli), affetto da una grave depressione e con il vizio dell’alcol.

La seconda è una famiglia piccolo -borghese ed ambiziosa, composta da Dino (interpretato da un grande Fabrizio Bentivoglio), ambizioso e spregiudicato immobiliarista sull’orlo del fallimento, dalla moglie Roberta (interpretata da una superba Valeria Golino), psicologa innamorata del suo lavoro e finalmente in maternità dopo una lunga e sofferta attesa e dalla figlia Serena (interpretata magistralmente da Matilde Gioli), ragazza dal carattere risoluto che si legherà sentimentalmente con Massimiliano Bernaschi e sospettata fin da subito della morte del ciclista travolto dal Suv; sospetti dai cui si difenderà con grande fermezza.

Il legame sentimentale che unirà i figli di queste due famiglie così diverse fra loro darà il pretesto a Dino Ossola, uomo ambizioso e spregiudicato, d’investire centinaia di milioni di euro, di cui non ne è assolutamente in possesso in un fondo azionario speculativo appartenente al ricchissimo magnate Giovanni Bernaschi, illudendosi che tale investimento lo risollevi economicamente e lo aiuti ad inserirsi nei ranghi alti della società sfruttando il positivo ascendente sentimentale della figlia sul figlio del Bernaschi. Da qui una serie di eventi tragici che terrà continuamente in suspense lo spettatore.

Paolo Virzì, in questo film bellissimo, abbandona temporaneamente lo spirito burlone dei suoi primi film per calarsi in un thriller mozzafiato, ricco di colpi di scena.

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