Opinione film The Lego Movie

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Oggigiorno i bambini giocano con tablet, smartphone e consolle che hanno completamente sostituito pupazzi, trenini e i mitici mattoncini Lego. In un mondo in cui la socialità e la creatività del gioco vanno completamente scomparendo, si distingue un nuovo film di animazione 3D, intitolato “The Lego Movie”, volto a esaltare il popolare giocattolo che ha divertito diverse generazioni dal 1958.

Il film, diretto da Phil Lord e Cristopher Miller, racconta un’avventura capace di rapire l’attenzione dei più piccoli e degli adulti nostalgici.

La storia è incentrata su Emmet, operaio edile, che vive in una città fatta di mattoncini colorati. Nel suo cantiere, dopo una lunga giornata di lavoro, incontra una ragazza di nome Wildstyle che lo conduce alla ricerca del Pezzo Forte. Il pezzo Speciale trasforma il semplice operaio nel “prescelto”, colui il quale può salvare il mondo da Lord Business e i cattivi, che desiderano arrestare la creatività.

Emmet, trasformatosi in eroe ottimista, insieme a Wildstyle fidanzata di Batman, si lancia in un’epica avventura, ma dimostra, nel corso degli eventi, di non esserne all’altezza. La trama del film si presenta con un susseguirsi di battaglie, inseguimenti, momenti comici ed esilaranti, citazioni di film famosi che portano pian piano lo spettatore a scoprire che l’intera storia nasce dalla pura immaginazione di un bambino.

Il film è ricco di chiavi di lettura, di riflessioni morali di estrema attualità e di tematiche capaci di commuovere il pubblico. I registi attraverso la comicità, l’originalità, le citazioni di film e personaggi importanti (Batman, Tartarughe Ninja, Matrix ecc.) intendono condurre gli spettatori a ricercare nella storia dei significati nascosti e profondi. La pellicola è straordinaria, perché si fonda su due differenti metafore, una sociale evidente nella prima parte e un’umana che emerge nel finale a sorpresa.

Una città dei Lego dipinta come luogo in cui regna ordine, dove tutti hanno ruoli stabiliti e seguono stesse regole diventa la chiara allusione di come l’ordine, garantito e voluto dal potere, tende a spersonalizzare gli uomini. Emmet con la sua vita fatta di regole precise diviene proprio il simbolo dell’uomo invisibile e alienato. L’avventura porta così a comprendere che il non omologarsi agli altri e il mantenere la propria individualità, garantisce un mondo sempre creativo e ricco di persone speciali.

La metafora umana affiora nello straordinario e sorprendente finale.

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