Opinione film Ti ricordi di me?

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E’ arrivato nelle sale il 3 aprile scorso, “Ti ricordi di me?”, opera seconda del regista e attore Rolando Ravello, che il pubblico televisivo ha già avuto modo di apprezzare nella serie “La nuova squadra”, o ne “Il pirata”, in cui interpreta lo sfortunato campione di ciclismo Marco Pantani.

Ravello, che nel primo film da regista, “Tutti contro tutti”, ha esplorato, con spontaneità e coinvolgimento, un tema di grande attualità come i disservizi degli alloggi, e di riflesso anche gli sprechi e l’inefficienza della politica, anche a livello locale, qui esplora invece il territorio della commedia sentimentale, attraverso una storia d’amore tra un lui e una lei che più incasinati non si potrebbe. Il lui in questione è Roberto (interpretato da Edoardo Leo), cleptomane con il pallino della scrittura di favole dark per i più piccini (Alice nel paese dei terremotati è una delle sue opere), perennemente sottoposto a ogni sorta di tentazione, dato che è impiegato come magazziniere in un grande ipermercato della capitale. Lei, invece, è Beatrice (Ambra Angiolini), insegnante alle scuole elementari, con spiccati problemi di narcolessia, ma non solo: Bea, infatti, quando viene sottoposta a forti emozioni, perde la memoria, e per questo è costretta a farsi accompagnare ovunque da un grande libro pieno di post-it e foto, che possano aiutarla ad orientarsi nei momenti di difficoltà.

E dove possono conoscersi, due tipi così, se non da uno psichiatra? Roberto rimane letteralmente folgorato dalla ragazza, che è profondamente diversa da lui, con il suo fare sofisticato e un tantino snob. Il ragazzo la corteggia in maniera sfrenata, costretto a fare innamorare la sua bella ogni qualvolta questa è vittima di amnesia. E se lei non lo aiuta di certo, Roberto non può nemmeno affidarsi ai consigli e al conforto degli amici, come ad esempio quello interpretato da Paolo Calabresi, che è sempre in crisi con la sua fidanzata (Susy Laude), e non perde occasione per ricordargli che l’amore è soltanto una bella illusione, destinata ad infrangersi al contatto con la routine.

La commedia, che Ravello ha tratto da una pièce teatrale interpretata sempre da Leo e dalla Angiolini, funziona non soltanto per una regia efficace, ma anche per la buona alchimia tra i due protagonisti, forse favorita anche dal precedente lavoro teatrale, che li ha portati a lavorare insieme per due anni; ma funzionano parecchio anche le scene comiche che hanno per protagonisti Leo e Calabresi.

La sceneggiatura è firmata da Edoardo Falcone e Paolo Genovese (già regista di Immaturi), con un significativo apporto dello stesso Leo (che ha sceneggiato recentemente, assieme a Claudio Amendola, anche il film “La mossa del pinguino”).

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