Opinione: Pape Satàn Aleppe, l’ultimo libro di Umberto Eco

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Ho letto quasi d’un fiato l’ultimo libro di Umberto Eco, con la stessa bramosia con cui la casa editrice, La Nave di Teseo, si è premurata di redigerlo e stamparlo. Una raccolta “sconnessa” ed entusiasmante allo stesso tempo, di temi sull’attualità, completata dai dieci scritti di saggistica dell’autore, pubblicati dal 2000 al 2015 sul settimanale L’Espresso (le Bustine di Minerva).

Ogni singolo intervento, molto sentito da chiunque sceglie la critica come arma di denuncia, invita alla lettura, a partire dal geniale titolo. Si tratta di cronache, dalle considerazioni sui telefonini ai temi di carattere esistenziale ed universale più sentiti, come la morte e la religione, riflessioni personali, più o meno condivisibili, dal tono polemico e pungente, a volte demistificati, sulle situazioni complicate della nostra società. Una società che lo stesso Eco definisce liquida, ovvero priva di consistenza, un po’ confusa e un po’ corrotta.

Assistiamo quotidianamente al disfacimento delle ideologie, quasi come un automatismo che non sconvolge più, che ammalia fino alla quasi totale indifferenza. L’enfasi dell’apparire, la schizofrenia verso l’inafferrabile, sembra essere la parola chiave, il vademecum in virtù del quale tutto si compie e si consuma. Di riflesso, l’invocazione di Pluto, rimasta memorabile nei versi dell’Inferno dantesco, Pape Satàn Aleppe, sembra esprimere meglio di ogni altro slogan, l’inconsistenza della società impazzita, arrabbiata, minacciosa, prostrata, che rincorre nuovi strumenti per adottarli, ma non le è consentito utilizzarli.

Temi forti, all’ordine del giorno, che invitano a fermarsi un attimo e riflettere, per riprendere in mano le redini del pensiero positivo, scisso da tutto ciò che oggi, a torto, si ritiene imprescindibile. L’essenza dell’essere, dell’uomo in generale, non può essere ricondotta ad effimeri giochi di potere, che stravolgono le coscienze ribaltandole verso la perdizione. In questo clima attuale, fin troppo confuso, le spaccature sembrano irreversibili, e l’abbruttimento culturale e morale una spaventosa costante da cui tenersi alla larga. Anche quest’ultima opera del professore Umberto Eco è riuscita a catturare l’attenzione che merita, il successo indiscusso e coerente. Le sue parole ed i suoi pensieri, oggi più che mai immortali, risuonano oltre la morte, presentandosi al pubblico, fiere e non artificiose, naturali e contemporanee.

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