Opinione personale su Baby Boss, il nuovo film Dreamworks

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Per l’ultima fatica DreamWorks, reduce dal consueto boom d’incassi al botteghino americano, la difficile coesistenza iniziale fatta di irrefrenabili gelosie e reciproche diffidenze tra fratelli, ma anche l’insegnamento di  come si impara ad amare un fratello che nasce. Tutti argomenti profondi, in un film dedicato ai più piccoli.

Baby Boss insegna ad amare un fratellino

Tema del film è quello di portare anche i più piccoli a capire come è possibile far nascere l’amore tra fratelli. Quando sta per nascere un fratellino, molti bambini si sentono come in pericolo, con il timore che la nuova figura possa loro rubare la scena e l’amore dei genitori. E questo, naturalmente, è quello che teme anche il piccolo Tim, che dall’alto dei suoi 7 anni, vede la propria esistenza scossa dall’arrivo di un’inattesa sorpresa.

Ecco, quindi, che il film punta proprio a questo, a far capire ai più piccoli come instaurare un rapporto col nascituro, in modo da avere un alleato nella vita e nel divertimento.

La storia parla di un bimbo,  che grazie alla sua immaginazione sa sempre come divertirsi, anche se i genitori sono sempre molto impegnati. Tuttavia, in famiglia c’è un rito: per fra addormentare il bambino si narrano tre storielle ogni sera, si danno cinque abbracci e si canta tutti insieme una canzoncina.
Naturalmente, quando arriva il fratellino tutto cambia. Attenzione, però, il piccolo è alquanto “strano”: ha al polso un orologio, ha sempre con sé una ventiquattro ore e veste con un rigoroso abito scuro. Cosa sta accadendo? Perché i genitori non si rendono conto che qualcosa non va?

Dopo un primo momento di diffidenza, però, tra i due nasce l’intesa e il film si trasforma in una spy story molto divertente e da vedere tutta di un fiato, facendosi tantissime risate con i propri figli. Il neonato, infatti, non è altro che uno 007 in missione segreta, intenta a indagare su quale nuovo cucciolo di cane sta per uscire sul mercato, tale da mettere a rischio la natalità infantile, con coppie sempre più intenzionate a sostituire i bambini ( e la maggiore resposnabilità che comportano) con umanizzati animali da compagnia.
E a rendere la narrazione ancora più gustosa il fatto che la situazione sia sempre vista filtrata attraverso gli occhi impauriti di un settenne, non di rado a mischiare fantasia e realtà

Seppure appesantito da un finale che non rispetta le attese create da una prima parte decisamente più originale e divertente, il film diretto da quella vecchia volpe di Tom McGrath ( autore dei primi 3 capitoli di Madagascar e dal sottovalutato Megamind) e tratto dal best seller firmato Marla Frazee, rappresenta un film d’animazione sicuramente riuscito e in grado di non finire presto nel dimenticatoio dei prodotti di genere, forte di un soggetto originale quanto capace di regalare risate e qualche riflessione.

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