Opinione personale sul film Non c’è più Religione

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Nelle sale italiane da mercoledì 7 Dicembre, “Non c’è più religione” rappresenta una delle uscite cinematografiche natalizie più attese. Vediamone la storia e gli attori che la interpretano.

Recensione Non c’è più religione

Da chi è composto il cast

Una pellicola che si avvale di un cast sicuramente conosciuto composto da Claudio Bisio, Alessandro Gassman, Angela Finocchiaro e Giovanni Cacioppo.
Con la regia di Luca Miniero, già la mente di “Un Natale al Sud” e “Un Natale al nord”, la pellicola parzialmente  si rifà al vecchio odiatoamato cinepanettone che è, sì, un piatto conosciuto, ma con sapori distinti. Possono essere definiti 90 minuti di comicità non banale, bensì introspettiva… dando dei toni leggeri a una realtà presente più che mai.
La partecipazione degli attori alla pellicola non è data dall’adesione a una particolare fede, il regista più di tutti si definisce ateo, è piuttosto un intreccio di correnti religiose che, però, nonostante le tante incomprensioni, condividono un pensiero comune,, valori di base irrinunciabili, ovvero credere nell’amore e nella bontà della gente, della comunicazione alla base di tutto.

L’intreccio

La trama di Non c’è più Religione è ambientata al sud dell’Italia, tra le isole Tremiti, Monte sant’Angelo e Siponto.
Tutto si basa sulla preparazione del presepe vivente nella comunità di Porto Buio, dove il sindaco Cecco, eletto da poco,  con l’aiuto di suora Marta, si rivolgerà a un suo amico convertito all’Islam per far sì che ci sia il bambinello – dato che la natalità è in calo- perché non si riesce a trovarne uno che faccia la parte del nascituro, e quello storico, ormai con  tanto di barba e brufoli, divenuto adulto e paffuto, proprio non riesce a starci più nell’angusta culla. La richiesta di aiuto costringerà le due comunità, quella locale e la tunisina, tra le quali i rapporti non sono dei più idilliaci, a venire a confrontarsi.

Opinione

Quello che l’autore e regista Miniero vuol fare è mettere in luce le diversità religiose e di pensiero e la costante presenza di preconcetti e pregiudizi (spesso infondati) che siamo abituati a provare nei confronti degli altri, anche di chi si conosce da tempo.
Sono presenti degli scketch teatrali comici anche se a volte non colpiscono come vorrebbero, ma la profonda sintonia tra i partecipanti al cast si respira già dai primi minuti. Il film non lascia dietro di sè la presunzione di decidere per lo spettatore i significati e le riflessioni che più sono importanti dando spazio ad ogni genere di pensiero personale.
Il tempo scorre godibilissimo guardando le scenografie spettacolari delle location scelte appositamente per incantare e il tema della tolleranza reciproca viene trattato, con ironia e una comicità mai volgare. E così, alla fine, con un Gesù Bambino musulmano, un lama al posto del bue e una madonna buddista, si celebrerà il presepe naif di un’isola  capace di insegnare a tutti noi.

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