Opinione: via libera alla fecondazione eterologa, ma i costi non sono uguali per tutti

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Non è stata ancora approvata a livello nazionale una legge specifica, ma le singole Regioni hanno ratificato e reso quindi possibile sin da ora il ricorso alla fecondazione eterologa, in base alle determinazioni della Conferenza delle Regioni. Per il momento saranno quindi i regolamenti e le normative locali a stabilire modalità e costi di questa specifica tipologia di fecondazione assistita. Ma cosa significa “eterologa”? Cosa si intende quando si utilizza questo termine in riferimento a un intervento di inseminazione artificiale? La fecondazione eterologa è quel procedimento di inseminazione che prevede il ricorso a un donatore di seme o di ovulo esterno alla coppia.

È indubbio che l’introduzione della fecondazione eterologa sollevi a livello politico una miriade di interrogativi legati anche alla questione della procreazione in coppie omosessuali e che i governi locali pongano limiti alla deregulation che potrebbe accompagnarsi a questa opportunità. Ciò in base ai principi che i partiti di appartenenza hanno fatto propri nelle campagne pro o contro le coppie gay e il loro diritto alla formazione di una famiglia e, più in generale, contro ogni genere di manipolazione genetica. Le singole Regioni hanno approvato o stanno approvando, dunque, in questi giorni singole normative di azione, in attesa che il Parlamento si pronunci in via definitiva sull’argomento. Le Regioni hanno pertanto anche stabilito in assoluta autonomia i costi della eterologa. Il risultato è il caos e un’assoluta variabilità di cifre.

Per facilitare o scoraggiare il ricorso alla fecondazione eterologa, infatti, i singoli governi locali hanno stabilito regole precise che le strutture sanitarie dovranno rispettare. I costi della fecondazione eterologa sono fissati dalle Regioni in totale autonomia e questa modalità operativa sta determinando un’enorme difformità nelle richieste che le Regioni stanno elaborando. Che si legga questa eterogeneità nei costi dell’eterologa come specchio del pensiero politico che sta dietro alle diverse determinazioni o che si voglia cogliere anche un più cinico desiderio di “fare cassa” in un momento di crisi, colpendo le coppie, sia eterosessuali che omosessuali che, di fronte all’impossibilità di procreare naturalmente, spenderebbero qualsiasi cifra pur di assicurarsi la possibilità di avere una famiglia, sta di fatto che il divario è davvero considerevole.

L’eterologa in Italia sembra dunque destinata a un lungo e articolato percorso attraverso intricati dibattiti, in attesa delle deliberazioni nazionali. Dati alla mano, per fare solo qualche esempio, la Regione Emilia Romagna ha inserito l’intervento tra quelli a titolo gratuito in quanto intervento di assistenza essenziale: il pagamento di un ticket riguarda solo alcuni esami preliminari. La Regione Toscana ha inserito la prestazione medica tra quelle soggette a ticket sanitario, richiedendo un versamento del valore di 500,00 €. La Regione Lombardia, che lotta da anni, prima con il governo Formigoni e ora con quello Maroni, per il mantenimento di un concetto di famiglia tradizionale, ha escluso questa prestazione medica da quelle soggette a ticket e ne ha stabilito un valore economico di 3.000,00 € circa, di fatto non rispettando le linee guida della Conferenza delle Regioni, che ne sollecitava la gratuità o al più il pagamento di un ticket, riferendo già il punto di vista favorevole, in questa direzione, del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin che così sembra voler impostare il progetto di legge della fecondazione eterologa in Italia.

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