Orlando, di Virginia Woolf (libro)

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L’incredibile biografia surreale “Orlando” è per me il libro più bello della scrittrice inglese moderna Virginia Woolf.

Una biografia sui generis, “surreale”, appunto, perchè la scrittrice narra la storia fantastica di Orlando un bellissimo Lord nato in Inghilterra alla fine del sedicesimo secolo sotto il regno della Regina Elisabetta I e che vivrà 300 anni sempre giovane e bello, come da lui ordinato dalla stessa regina al’inizio del romanzo quando lo incorona ironicamente “Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera”.

Il perennemente giovane e bello Orlando attraverserà così tre secoli di storia inglese e vivrà tutta una serie di esperienze più o meno verosimili quali l’amore per una principessa russa o la carica di ambasciatore a Costantinopoli. Fino ad arrivare al diciottesimo secolo in cui, dopo un lungo quanto misterioso letargo, si risveglierà … donna! Il nostro eroe cambierà, dunque, sesso non solo a testimoniare che il presente e il futuro del mondo è donna ma anche e soprattutto quanto labile sia nei tempi moderni il confine tra maschile e femminile.

La scrittrice definì questa sua grandiosa opera di confine tra la biografia, il poema e il saggio, assai modestamente, come un “libricino” orchestrato in uno stile di burla”. Sebbene non si tratti di un semplice “libricino”, il lato burlesco -nel senso proprio e positivo del termine- del libro è assai pronunciato. Esso si manifesta in particolar modo nell’assai incisiva ironia tipicamente inglese che gioca con l’intercambiabilità e l’interazione dei sessi dell’eroe e protagonista, che altro non è se non l’incarnazione dell’androginia cara alla scrittrice in quanto per essa simbolo di libertà interiore e di completezza creativa tipiche dell’artista.

Nigel Nicholson descrisse, al contrario, questa biografia surreale come “la più lunga e affascinante lettera d’amore mai scritta”. Questa definizione che ho preso in prestito nel mio titolo, è quella che preferisco e che considero la più precisa e vicina alla verità in quanto la Woolf racconta qui la storia romanzata della vita eccentrica di una donna aristocratica di nome Sackville-West, che la Woolf amò per oltre 20 anni e con la quale instaurò un legame complesso e importante durato per oltre vent’anni.

Scritto negli anni’20, questo romanzo biografico, o meglio quest’autobiografia romanzata, è precursore del concetto modernissimo e attualissimo del “terzo sesso”, che tratta in largo anticipo sui tempi, e dell’androginia nel senso letterale del termine, cioè nell’ambivalenza e interscambiabilità del maschile e del femminile.

Inoltre, ritroviamo qui la tecnica del romanziere francese Proust chiamata del “pastiche” utilizzata dalla scrittrice inglese con maggiore leggerezza, disinvoltura e divertita ironia.

Orlando è anche un bel film del 1992 diretto da Sally Potter con un’androgina rossa fiammante Tilda Swinton, con una scenografia precisa e una fotografia fiammeggiante.

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