Outback, Australia

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Chi si reca ad Ayers Rock con un volo interno si perde il meglio del deserto australiano; non basta un’escursione per capire la malìa di un territorio dagli spazi sconfinati, quasi primordiali, dove vivono gli aborigeni, dove la scuola è via etere, dove il servizio medico arriva grazie ai Flying Doctors. Conviene atterare a Darwin e da li scendere verso sud percorrendo la Explorer Highway, l’arteria che attraversa le zone più remote. Si fa tappa al Kakadu Park, e poi si può chiedere il permesso per visitare Amhem Land, riserva dell’ancestrale cultura aborigena. E poi via, per 1.700 km di deserto, formazioni rocciose, tramonti infuocati. Una tappa è Katherine George, da visitare in battello: un gioiello naturale dove 13 altri monoliti sono abitati da coccodrilli d’acqua dolce e pappagalli. Poi guidare verso le Cutta Cutta Caves, formazioni in arenaria, verso Devils Pebbles, singolari formazioni in granito, e Devils Marbles, sferiche rocce granitiche simili a uova gigantesche: secondo gli arborigeni sono le uova del Serpente Arcobaleno che viveva qui all’epoca del Dreamtime. E quindi Alice Springs, detta Red Centre, finalmente Ayers Rock, il monolito simbolo dell’Australia; Uluru è il nome con cui gli arborigeni chiamano la roccia sacra, che data 600 milioni di anni e ha una circonferenza di 9 km. L’ideale è recarvisi all’alba e al tramonto, così come ai vicini Monti Olgas, 36 cupole di rocce rossastre che i nativi considerano un mostro con le tante teste. Outback: l’interno australiano è un mare di sabbia e rocce color ocra. Questa natura e il silenzio hanno ispirato l’antica mitologia arborigena.

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