Parto (gravidanza)

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Ieri sera sono stata a cena con dei colleghi di lavoro tra cui un’amica che partorirà a breve. Il suo bel pancione ha stimolato un sacco di discorsi sul parto e con le altre colleghe che di figli non ne hanno ancora avuti abbiamo discusso di quelle che sono le cose da sapere quando ci si accigne ad affrontare l’esperienza del parto.
La prima cosa che va detta: ogni donna è diversa dalle altre, ogni gravidanza è diversa dalle altre ed ogni parto è un’esperienza a se. Capita di rado che ci siano dei parti che si somigliano nelle modalità, anche quando una donna mette al mondo più figli e a poca distanza di tempo per cui non si possono stabilire delle regole valide in assoluto. Chi racconta la sua esperienza lo fa proprio perché è una esperienza personale e chi si appresta a partorire non può e non deve prendere per oro colato ciò che viene detto. Molte giovani mamme si lasciano impressionare – ed è normale che sia così – dai racconti di lunghe sofferenze, problemi in sala parto e tutto il resto. Vista la mia esperienza posso consigliare di prendere ciò che viene raccontato come esperienza da non riflettere su su stesse perché si rischia di partire con un’idea sbagliata che aggiunge tensione a quella che già ogni partoriente ha di sua natura.
Altra cosa che va detta alle future mamme: la tempistica stabilita per il parto dai ginecologi in base al ciclo mestruale non sempre è fedele all’effettiva tempistica scelta dal piccolo per nascere. Il bambino sceglie in maniera autonoma quando è il momento di nascere per cui, pur tenendo nel debito conto la tempistica stimata, non ci si deve legare troppo alle previsioni fatte sulla carta.

E poi altra raccomandazione: ogni partoriente deve sapere che negli ultimi periodi di gravidanza è necessario tenersi pronte in qualsiasi momento con la classica valigia pronta sotto al letto perché nel momento in cui il bimbo decidesse – magari anche a sorpresa – di voler nascere, spesso non c’è il tempo materiale (ne’ la forza) di mettersi a preparare la biancheria da portare in ospedale.
Bisogna sapere, poi, che il parto implica sofferenza. Le doglie fanno soffrire, il parto in se fa soffrire e bisogna prepararsi a ciò anche se, lo raccomando, non ci si deve lasciare impressionare dalla paura del dolore: la gioia della nascita ripagherà mille volte il tempo della sofferenza.
Infine, va detto alle gestanti che le classiche “doglie” hanno una intensità e durata diversa per ogni donna. Il travaglio può essere corto o lungo anche ore. Non ci sono regole precise e non è affatto vero (la mia esperienza mi fa dire ciò) che il secondo parto è più semplice del primo. Non è automatico che sia così, nel mio caso non lo è stato.
Io ho messo alla luce due bimbi e i due parti sono stati molto diversi l’uno dall’altro. E’ stata in entrambi i casi un’esperienza indimenticabile che consiglio a tutte le donne proprio perché la gioia di avere un figlio è un’emozione unica.

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