Pasqua 2012: le poesie più belle

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Quanti poeti, dai più celebri e oramai classici a quelli contemporanei, si sono fatti coinvolgere dalla spiritualità della Pasqua e hanno dedicato dei versi a questa festività che ricorda la passione, morte e resurrezione di Gesù.

Giovanni Pascoli, anche di fronte a un tema così importante per i fedeli come la Pasqua, non può tralasciare quelle che sono le linee principali della sua poetica improntata alla descrizione dell’infanzia e della natura. Nei versi di “Pasqua” racconta di Gesù e di quanto amasse sedere a predicare, a raccontare qualcosa ai bambini che gli correvano incontro al suo arrivo, accarezzandoli, tenedoli sulle ginocchia mentre con la mente già pensava alla sua morte.

Invece con “La domenica dell’olivo”, riferita chiaramente alla domenica delle palme che commemora l’entrata di Cristo a Gerusalemme, il poeta romagnolo fornisce una splendida descrizione del risveglio primaverile della natura, con gli uccelli che hanno ormai preparato il loro nido proprio una settimana prima della resurrezione.

Il crepuscolare Guido Gozzano con la sua “Pasqua” dedica un affresco a uno scorcio di giardino con la parietaria ai muri della vecchia casa e il cielo con nuvole gonfie di pioggia, ma il sereno si fa strada proprio nel pollaio quando anche le galline sentono il richiamo della festività e cantano felici dopo aver prodotto uno dei simboli pasquali: l’uovo.
Ancora lo stesso titolo, “Pasqua“, ma Hardy Tentle vede Gesù risorto in ogni uomo, in chi soffre e lotta per la libertà, ma anche nella stretta di mano di un amico.

Nostalgica invece “Pasqua d’altri tempi” in cui Antonino Zambotti rispolvera i ricordi infantili di una donna e vuole farle rivivere le stesse emozioni perciò le dona un uovo di cioccolato per vedere sul suo viso la stessa gioia di un tempo.
Ada Negri, nei pochi versi di “Pasqua“, immagina di bussare alle finestre con un ramo fiorito di mandorlo e invita gli uomini ad aprire i cuori amandosi l’un l’altro e ad apprezzare la rinascita della natura.

Ma i versi, forse meno spirituali ma senz’altro più delicati sono quelli che i poeti hanno dedicato a raccontare la Pasqua ai bambini; sono quelle poesie in rima con parole semplici, quelle che si studiavano a memoria alle elementari che colpiscono di più il lettore, perché non c’è bisogno di figure retoriche, di terzine in endecasillabi e di linguaggio forbito per far giungere il messaggio al lettore. I sentimenti, le emozioni che il poeta vuole trasmettere sono chiari, leggibili, comprensibili agli animi più semplici e sono proprio queste le poesie più belle.
Così leggiamo “E’ Pasqua” di Roberto Piumini in cui un bimbo racconta del palloncino scappato in cielo, l’anno scorso quando gli era successo aveva pianto, ma ora non più perché sa che lassù c’è qualcuno.
Anche Renzo Pezzani in “Pasqua” dice ai piccoli che Gesù dal sepolcro è tornato al cielo e li invita a guardare in su tra le nubi per vedere Cristo.
E infine il poeta che per antonomasia è quello dell’infanzia, Gianni Rodari, che con i suoi versi allegri riesce a lanciare un messaggio molto potente: pace e amore.
Ne “L’uovo di Pasqua” la sorpresa nell’uovo di cioccolato è un pulcino di gesso che vola e che se ne va scrivendo sui muri “Viva la pace, abbasso la guerra”.
E’ invece il suono festoso delle campane in “Campane di Pasqua” a invitare gli uomini ad essere più buoni e ad amarsi nel giorno in Gesù è risorto.

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