The Reader (film)

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Ogni anno escono nuovi film sull’orrore dell’Olocausto e dei campi di concentramento, ma, in confronto alle pellicole che lo hanno preceduto, “The Reader” è decisamente un film sui generis.
Si trattai infatti di una pellicola molto controversa, tanto da essere oggetto, alla sua uscita, di molte, e molto pesanti, critiche, dalle quali spesso e volentieri sono stati gli stessi attori facenti parte del cast (stellare, peraltro) a difendere il film.
La trama si sviluppa in due diverse parti: il film si apre, infatti, sul rapporto che si viene a creare tra un ragazzo giovanissimo, Michael Berg, di quindici anni, e la trentaseienne Hanna Schmitz, controllore dei trasporti pubblici.

I due, dopo un incontro fortuito, inizieranno una vera e propria relazione sessuale, impreziosita però dai momenti in cui la donna si fa leggere brani di opere letterarie dal giovane.
La relazione si interrompe all’improvviso quando Hanna, dopo aver ottenuto una promozione lavorativa, scompare letteralmente nel nulla.
Il giovane Michael non ne saprà nulla per anni, fino a che non la ritrova sul banco degli imputati di un processo contro i kapò di un campo di concentramento, ed è durante questo processo che il ragazzo viene folgorato da una vera e propria illuminazione: la donna non sa leggere, ma, vergognandosi profondamente del suo analfabetismo, preferisce farsi condannare per qualcosa che non può aver commesso, piuttosto che ammettere la sua mancanza.
Il film andrà avanti negli anni e nel tempo, fino alla conclusione, nel 1995, inserendo passo dopo passo un ulteriore tassello nella strana figura del personaggio di Hanna, fino a completarne più o meno la descrizione.

Il film, diretto da Stephen Daldry, romantico e gentile regista di “Billy Elliott” e di “The Hours”, scorre doloroso e malinconico, pervaso da un forte senso di mancanza, per tutta la sua durata.
Kate Winslet, come sempre d’altronde, è semplicemente superba nell’interpretare un personaggio difficile e complicato come quello di Hanna, e Ralph Phinnies riesce a dare al suo personaggio uno spessore davvero particolare.
Nell’insieme un ottimo film, quindi, elegante e ricco di emozione, ma che ha suscitato moltissime critiche: è stato infatti accusato addirittura di revisionismo storico, cercando in qualche modo di giustificare una figura storicamente orribile come quella dei guardiani dei campi di concentramento, gli stessi che mandavano a morire i reclusi nelle camere a gas.
Sebbene non credo che l’intento del regista, nè tanto meno quello del cast, fosse quello di sminuire la tragedia e l’orrore dei campi di sterminio nazisti, trovo al contempo che il soggetto pecchi,da questo punto di vista,di un po’di superficialità.
Se è vero che non bisogna mai generalizzare, è pur vero che nel corso del film ci si trova in qualche modo a provare una sorta di pietà per un personaggio che dovrebbe suscitare ben altre reazioni,ovvero quello del kapò nazista, e questo ovviamente, a titoli di coda terminati, non fa affatto piacere.
Ma al cinema una storia non è altro che una storia, quindi il film è sì da vedere, ma cercando di mantenere un occhio critico.

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