Recensione di “Benvenuto Presidente!” con Claudio Bisio

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Proiettato nei cinema d’Italia a partire dallo scorso 21 Marzo, il nuovo film di Claudio Bisio “Benvenuto Presidente!” ha riscosso sin da subito un certo interesse da parte del pubblico, visto soprattutto il particolare periodo politico che sta attraversando il nostro Paese nella realtà.

Claudio indossa i panni di Giuseppe Garibaldi, un umile bibliotecario precario noto più comunemente con il nome di Peppino, che nel tempo libero ama pescare in montagna. La vita di Peppino è semplice, basata su un forte legame con gli amici del paese e sul lavoro che gli consente a malapena di portare avanti lui e suo figlio, un ragazzo che è riuscito ad ottenere poco nella vita e che si ritrova a vendere per strada abbigliamento sportivo in modo ambulante.

Una clamorosa leggerezza da parte dei politici in carica, chiamati a dover sancire il nome del nuovo Presidente della Repubblica ma incapaci di trovare un comune accordo, fa scaturire dall’urna il nome di “Giuseppe Garibaldi”, stabilito in memoria del condottiero italiano ottocentesco. Un’ulteriore selezione tra i candidati permette l’improvvisa quanto inattesa elezione di Peppino come nuovo Presidente della Repubblica italiana. Nonostante le iniziali titubanze e la voglia di tornare alla vecchia vita, Peppino decide di fregarsene della sua ignoranza in materia, prendendo definitivamente in mano le redini del governo italiano. Così, un Paese privo di fiducia comincia a ritrovare la propria identità, grazie agli sforzi di un presidente che seppur incoscente, ha sempre come obiettivo principale quello di andare incontro al popolo piuttosto che curare i propri interessi.

Il programma del Presidente è chiaro: portare in alto il concetto di uguaglianza soprattutto in chi ricopre ruoli importanti rispetto a chi invece non ha potuto godere della stessa fortuna. Così, Peppino riduce notevolmente la ricchezza al Quirinale e consente ai senzatetto di entrare liberamente nei luoghi riservati al Presidente e usufruire dei posti letto. Peppino arriva addirittura al punto di privarsi di gran parte dello stipendio che gli spetta, donandolo in beneficenza. La politica adattata dall’ex umile bibliotecario desta inevitabile scalpore iniziale tra i competenti in materia, prendendo però con facilità i consensi del popolo. Il successo di Giuseppe Garibaldi è sancito definitivamente dal momento in cui viene appoggiato perfino da diversi capi di altri paesi.

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