Recensione Faccia d’angelo – 1a parte

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Il 12 e il 19 marzo andrà in onda su Sky Cinema 1 HD la fiction in due puntate “Faccia d’angelo” basata sulle vicende del boss di Brenta, Felice Maniero.

La prima puntata della miniserie si apre con il momento più alto della carriera criminale del boss. E’ il 1985 e siamo all’aeroporto Marco Polo di Venezia e un comando di banditi riesce a rubare tre quintali d’oro degli orafi vicentini. Il capo della banda è Toso che controlla l’intero territorio in maniera abile, spietata e ambiziosa. Attraverso la formula del flash back ripercorriamo la storia del giovane di provincia che inseguendo il suo personale riscatto sociale incomincia a speculare insieme agli amici del bar approfittando di un sistema di sicurezza ancora sprovveduto in una regione come il Veneto travolta da un boom economico senza precedenti.

La mala del Brenta sta per prendere piede in una parte d’Italia considerata il sud del nord e in cui fino ad allora non era mai esistita alcuna forma di malavita organizzata. Tutto ha inizio con la pianificazione di un sequestro per poi proseguire con la frequentazione di bische clandestine e casinò fino al coinvolgimento in spaccio di droga e smercio di armi. I fatti sono intervallati da avvenimenti legati alla vita privata del boss come il battesimo del primo figlio in pompa magna.

Un ostinato gruppo di ispettori comincia le sue indagini e dopo due decenni riesce a scardinare quel fenomeno mafioso finora esistente solo al sud, che sembrava dovesse essere inarrestabile. Faccia d’angelo è la storia di un uomo che voleva conquistare fama e ricchezza illudendosi che per farlo bastava chiudere un occhio di fronte agli spargimenti di sangue ma che ben presto si rende conto degli effetti collaterali che questo meccanismo aveva innescato, primo tra tutti la misteriosa morte della madre del suo primo figlio.

La fiction si conclude con l’arresto definitivo del boss nel 1994 senza trattare gli avvenimenti che accadranno dopo come il tragico suicidio della figlia avvenuto nel 2006 dopo un periodo in cui era stata costretta a vivere sotto copertura. La miniserie diretta da Andrea Porporati si basa sul romanzo “Una storia criminale”, scritto a due mani da Andrea Pasqualetto e dal boss pentito Felice Maniero, e su fonti giudiziarie e di cronaca. Protagonista della serie è Elio Germano, vincitore nel 2010 del Festival di Cannes nella categoria Migliore Attore per il film ‘La nostra vita’ di Daniele Lucchetti. Nel cast anche Katia Riccarelli che interpreta la madre di Toso e Carmine Recano nei panni dell’ispettore Bruno Ricci. Come colonna sonora del film sono state scelte le musiche potenti degli Afterhours e di Santana.

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1 Commento

  1. Sara Pasquini dice

    Penso sarà un film avvincente.Mi piace molto Elio Germano.Lo vedrò!

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