Recensione film Belle e Sebastien

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Datato 2013, Belle e Sebastien porta nel grande schermo la storia di amicizia e di coraggio del piccolo Sebastien, attingendo dall’originale serie televisiva che per anni ha incollato alla televisione una generazione di spettatori. Diretto da Nicolas Vanier, il film trasporta la storia durante la Seconda Guerra mondiale, ambientandola in un paese montano delle Alpi e intrecciando con maestria gli eventi storici legati al nazismo e il crudo, ma indispensabile, rapporto che lega gli abitanti al difficile mondo naturale dove vivono.

La storia si snoda sulla caccia ad una fantomatica bestia mostruosa, rea di compiere innumerevoli stragi di pecore nei dintorni del villaggio. Armati di fucile e assetati di giustizia gli abitanti, tra cui spicca César, l’anziano nonno di Sebastien, non si risparmiano per cercare di catturare la bestia e porre fine alla strage che rischia di impoverire sia il villaggio che i suoi abitanti.

Ma la verità è ben altra e solo il piccolo Sebastien, interpretato da un bravo Félix Bousset, attore di sette anni e mezzo, ne è a conoscenza. La bestia altri non è che un enorme tanto quanto mite Cane da montagna dei Pirenei, Belle, cane in fuga da un padrone cattivo e violento.

Il rapporto di amicizia e di fiducia che lega Belle e Sebastien rischia in ogni momento di finire, a causa della spietata caccia al cane e agli eventi che si susseguono nel villaggio, dall’occupazione nazista alla caccia alle persone che tentano di aiutare gli ebrei a rifugiarsi nella vicina Svizzera. Chi si aspetta un melò ispirato alla tanto amata serie televisiva rimarrà piacevolmente sorpreso dalla realtà descritta nel film, dove gli eventi si fondono con un paesaggio naturale difficile ed estremo nelle situazioni legate alla vita quotidiana. Il forte e reale rapporto con la natura è visibile fin dai primi momenti, dove ben si comprende che i bambini devono imparare fin da subito a fare i conti con la dura realtà che li circonda. L’incipit vede infatti un anziano abitante del villaggio calare nel vuoto un bambino con una corda, perché con il suo peso leggero salvi un capriolo troppo presto abbandonato dalla madre per sopravvivere da solo.

Ma la morale del film, chiara e ben visibile fin dall’inizio, scavalca il messaggio che la natura comanda e vince in ogni senso sull’uomo, in quanto lo spettatore è continuamente invitato a scoprire ciò che si nasconde dietro l’apparenza, sia essa rappresentata da un animale oppure dall’uomo stesso. Il rapporto che si instaura tra Belle e Sebastien invita quindi ad andare oltre ai pregiudizi, fidandosi del proprio istinto senza mai cedere alle paure che spesso vengono indotte da persone che altro non desiderano se non salvaguardare i propri interessi.

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