Recensione film Jobs

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In un’escalation formidabile, dal 1971 al 1991, un sorprendente Ashton Kutcher ci accompagna in una storia ricca di passione e sentimento. Sono gli anni del dietro le quinte, quelli che noi non conosciamo, sono quelli a creare maggiore sgomento e sempre rinnovata ammirazione per uno dei più grandi colossi dell’informatica di tutti i tempi. La pellicola racconta degli anni dell’università, di Steve Jobs e il mitico garage in cui nacque il primo pc Apple. Tutta la storia, fino alla cacciata dell’imprenditore dalla sua creatura, fino al rientro trionfale con la carica di Amministratore delegato.

Un protagonista, Ashton Kutcher, nei panni di Steve Jobs, risolleva la lentezza di una sceneggiatura a tratti lenta e prevedibile. Un‘interpretazione magistrale, difficile. Difficile soprattutto trasmettere il carisma, la gestualità, la passione e persino la fisicità particolare del personaggio. Ma Kutcher ha centrato l’obiettivo. Persino convincente nella presentazione dei prodotti. La sceneggiatura è piuttosto improntata sulle dinamiche aziendali, senza tenere troppo conto delle sfaccettature caratteriali del suo co-fondatore.

Risulta difficile, perciò, il coinvolgimento emotivo. D’altro canto, non poteva essere altrimenti. La scelta di fondare la sceneggiatura su grafici aridi d’azienda, non rende giustizia né al personaggio né all’azienda. Tutti noi conosciamo la storia di Apple. E Apple era Steve Jobs. La prima parte del film, probabilmente la migliore è comunque una carrellata di informazioni spesso poco legate tra loro. Il film non riesce a cogliere gli aspetti più riservati della vita di Jobs, gli eventi della sua esistenza sono raccontati in maniera superficiale, come se la sua vita si fosse in qualche modo svolta a prescindere dall’azienda.

L’inizio del film rievoca le immagini regalateci dal trailer: la presentazione dell’iPod. E questo ci saremmo aspettati, in un film dedicato alla vita di Jobs. Un racconto sulla sua genialità, sul suo ritorno ai piani alti dell’azienda. La sceneggiatura ci offre un ottimo documentario sulle dinamiche aziendali. In ben 45 minuti di consigli d’amministrazione, il regista ci accompagna in un viaggio affascinante tra grafici, decisioni, estromissioni, denaro e passione. Tutta quella che riesce a incanalare il protagonista e veicolare verso lo spettatore che, qualsiasi cosa si aspetti di vedere, troverà una storia unica, umana, ricca di significato. La storia di un uomo e della sua azienda.

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