Recensione film La grande illusione

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Esce nella prima settimana di marzo la versione restaurata de “La grande illusione”, surreale film francese del 1937 diretto da Jean Renoir. La trama si snoda durante la Prima Guerra mondiale, per la precisione nel 1916, quando due aviatori francesi di diversa estrazione sociale vengono abbattuti in combattimento aereo dall’asso dell’aviazione tedesca, il barone Von Rauffenstein.

I due aviatori sono l’aristocratico capitano De Boïeldieu, interpretato da Pierre Fresnay e il proletario tenente Maréchal, un iconico Jean Gabin. La simpatia del barone Von Rauffenstein , magistralmente interpretato dall’attore hollywoodiano Erich von Stoheim, nei riguardi del capitano de Boïeldieu è immediatamente percepibile e induce lo spettatore ad accomunarla alla loro vicinanza di rango.

Il film si sviluppa invece in una direzione completamente opposta, in quanto i due aviatori vengono internati in un campo di concentramento militare, dal quale tentano immediatamente di evadere. Quando la fuga sembra già riuscita, i due si vedono trasferiti in un’antica fortezza, comandata proprio dal barone che li ha catturati in volo. Le speranze di fuga non si affievoliscono e i due iniziano a progettare una nuova impresa.

Da qui il titolo “La grande illusione”, in quanto inizialmente il film doveva narrare le avventurose vicende dei militari imprigionati. La bellezza e l’intensità del film toccano ben altri aspetti, in quanto la fuga diventa il pretesto per un abbattimento deciso delle barriere sociali. Il cuore della vicenda, vede i due aviatori raggiungere la casa di campagna di una vedova che non può dare loro lo sperato alloggio ma, anche in questo caso, si comprende come il messaggio del film miri all’uguaglianza e al pacifismo, quest’ultimo inteso in senso universale e mai individuale.

La Grande Illusione fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e, mentre il successo di pubblico e di critica fu enorme, il regime fascista bloccò il ricevimento del Leone d’Oro, in quanto il film trattava argomenti di chiara ispirazione pacifista. Sebbene la Seconda Guerra Mondiale fosse ancora lontana, le idee e le mire politiche del nazismo erano ben chiare e il regime chiese a gran voce la vittoria di un film innocuo come “Carnet di Ballo” di Julien Duvivier.

La Grande Illusione è un film surrealista, nei dialoghi, nelle interpretazioni e nelle ambientazioni, in quanto molte scene sfruttano la sognante location della roccaforte militare per mettere in scena sentimenti di forte intensità. Anche la mimica degli attori mira a inserire il film in questo genere, grazie all’interpretazione magistrale di Jean Gabin e alla particolare prova di Erich Von Stoheim, artista che al tempo era stato ‘esiliato’ da Hollywood, ma la quale interpretazione venne ampliata rispetto all’iniziale sceneggiatura. Il film tratta la guerra non sotto l’aspetto delle battaglie e delle armi, ma con la voce di personaggi galanti, gentili e colmi di sentimenti umani.

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