Recensione “La grande bellezza” – Paolo Sorrentino

0 3

“Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito il vortice della mondanità, ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire.”

Questa, la frase che racchiude il senso dell’ultima opera di Paolo Sorrentino, ‘La Grande Bellezza’, fresco vincitore degli European Film Awards, ovvero gli oscar europei, assegnati a Berlino. Oltre al premio più importante, quello per il miglior film, il film si è portato a casa anche i premi per la miglior regia (Paolo Sorrentino), per il miglior attore protagonista (Toni Servillo) e anche per il miglior montatore (Cristiano Travaglioli).

In attesa di capire se Paolo Sorrentino staccherà il biglietto per gli Academy Awards 2014, il film ha ottenuto quattro riconoscimenti agli EFA (European Film Awards).
Quasi profetiche le parole che l’attore che interpreta Jep Gambardella aveva detto nel pomeriggio:

“C’è una qualità in Italia che all’estero sanno riconoscere – ha spiegato – E’ una vecchia discrepanza, in Italia si ha vita più difficile, mentre all’estero si è apprezzati. Ma io credo nel genio italiano”.

E la candidatura all’Oscar?

“Il film negli Stati Uniti è stato accolto in modo sorprendente – continua Servillo -. Entrare in cinquina sarebbe già un riconoscimento importante, anche perchè è da un po’ che non succede. Che gli italiani trovassero piacere, in qualche modo, nel criticare quel poco di buono che hanno è una cosa – credo – risaputa”.

Prendete le strade, prendete il sud, prendete la cultura, la storia; prendete tutte quelle cose che fanno di un paese un grande paese. E poi prendete le arti, tutte. In particolare: la settima, il cinema. E affrontate la realtà dei fatti: ‘La Grande Bellezza’ , turba psichica di qualche critico, è – all’estero – un successo. Non solo per gli European Film Awards, gli Oscar – come qualcuno li definisce ingenuamente – del vecchio continente; ma anche per il Time che, senza mezze misure, davanti comunque ad una rassegna ricca sul suolo statunitense, piazza al secondo posto, tra i migliori film della stagione, l’opera di Sorrentino.

Per tutti quei giornali, quelle riviste e quei giornalisti non italiani che si sono stupiti, commossi e divertiti davanti alle immagini firmate, dirette e sceneggiate (a metà) da Paolo Sorrentino. Sorrentino, uno di qui, uno di Napoli: che, fin dal suo primo film, ha sempre provato a portare l’Italia in alto, sotto i riflettori; non per i soliti luoghi comuni, triti e ritriti, patinati e un po’ impolverati, ma per un modo di fare cinema e intrattenimento nuovo, ricercato e studiato.

‘La Grande Bellezza’, ha scritto qualcuno, è un esercizio di stile. Una cosa povera di contenuti, ricca di scene, troppo lunga, noiosa e barbosa. Una critica alla classe dirigente che non va a fondo, che non incide: che non conquista. A questo qualcuno, viene da rispondere francamente: non hai capito niente. Non hai aspettato prima di parlare, non hai pensato, nemmeno per un istante, di provare a metterti nei panni del regista, dell’attore, dello sceneggiatore. Hai guardato per poco, male, in modo distante e disinteressato, e hai tirato le tue conclusioni.

Ne ‘La Grande Bellezza’ c’è la visione di un uomo, Paolo Sorrentino, di un mondo, quello italiano e di tutte le sue contraddizioni. Della cultura non-cultura, delle serate per pochi; dei trenini che non finiscono mai e che, metafora perfetta di un sistema, girano attorno, senza né capo, né coda. Di una Chiesa che parla più di carne (letteralmente talvolta, interessandosi di cucina) che di fede e spiritualità. Di una città, Roma, che resterà sempre Caput Mundi, pure se solo della bella vita felliniana e di un popolo, quello Italiano, che dovrebbe tornare a stupirsi, ad appassionarsi, a credere (e non solo nel senso religioso) in se stesso, nel proprio paese, nella propria storia.

‘La Grande Bellezza’ è un film completo, terribilmente intimo e a capirlo per primi, più profondamente, sono stati ancora una volta gli altri: quelli non italiani, d’oltre confine. Quelli che hanno premiato Paolo Sorrentino, Toni Servillo e Claudio Travaglioli agli European Film Awards.

Piaciuto l'articolo? Fallo conoscere a tutti:

  • Facebook
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Print
  • Twitter
  • Yahoo! Buzz
  • Digg
  • StumbleUpon

Potrebbe piacerti anche Altri autori

E tu che ne pensi?

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Giudizio Generale:
This site uses cookies. Find out more about this site’s cookies.