Recensione Nero Wolfe (Fiction Raiuno)

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Nero Wolfe, notissimo detective investigativo privato di New York, a seguito di alcuni screzi ed incomprensioni con gli agenti federali americani decide agli inizi degli anni ’50 di trasferirsi in Italia e più precisamente a Roma. Uomo di grande cultura dotato di indiscusse qualità e dal provato fiuto investigativo ha in passato risolto tantissimi casi polizieschi e non, al punto tale che la sua fama lo precede al suo arrivo nella capitale italiana. A seguirlo in questa nuova avventura nel Bel Paese c’è il suo storico e fedele collaboratore nonché braccio destro Archie Goldwin che spesso e volentieri si occupa di buona parte delle ricerche visto che Nero Wolfe decisamente non ama intrattenere rapporti sociali a maggior ragione se queste sono rappresentanti del gentile sesso. Tenendo fede ai propri gusti personali ed abitudini opta per un lussuosissimo attico nel pieno centro di Roma dove da grande spazio a una delle sue più grandi passioni assieme al mangiare bene e cioè l’arte del giardinaggio ed in particolare della coltivazione delle orchidee. Tra l’altro è da notare che la parte di appartamento dedicato alle orchidee può essere raggiunto esclusivamente tramite un comodo ascensore. Per Wolfe nemmeno il tempo di adeguarsi al fuso orario che già si presenta il primo caso. Infatti, una donna gli chiede di ritrovare un uomo che sembra essere misteriosamente scomparso da un albergo della città. Per l’investigatore il caso non desta grande interesse tant’è che le indagini vengono portate avanti dal fido Goldwin mentre per lui è più importante curare al meglio le proprie orchidee e trovare un cuoco che soddisfa a pieno i propri raffinati gusti in fatto di buona cucina. Ben presto, però, dietro anche la pressione di Goldwin, Wolfe si incomincia ad interessare del caso scoprendo che l’uomo scomparso è coinvolto nell’omicidio di un famoso professore italiano inizialmente ed erroneamente considerato morto dalla polizia italiana per cause naturali. Grazie all’aiuto della giornalista Rosa Petrini e del tuttofare Spartaco, Wolfe riesce ad ottenere per mezzo di alcuni pubblicazioni di articolo sulla stampa, dalle autorità locali la riapertura del caso visto le evidenti incongruenze emerse della dinamica ricostruita in precedenza. Grazie al grande fiuto di Nero Wolfe si scopre la dinamica dell’omicidio: il professore è morto a causa del veleno di un raro serpente posto con grande astuzia dall’assassino sulla punta di un ago montato sulla base di una mazza per giocare a golf. Ovviamente il professore era un grande appassionato di golf ma non tutti ne erano a conoscenza. Le indagini, ancora portate avanti dal fido Goldwin, continuano e ben presto si scopre che le mazze da golf erano state regalate al professore dalla moglie ma che probabilmente quella mazza utilizzata per l’omicidio era di proprietà di un caro amico, un famoso commendatore. Wolfe facendo leva sul proprio fiuto investigativo riesce a ricostruire la dinamica dei fatti ma si troverà a fare i conti anche lui stesso con il veleno del serpente in quanto l’omicida cerca in ogni modo di fermare il famoso detective ormai vicino alla verità.

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