Recensione “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza di essere lenta” – Luis Sepúlveda

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Luis Sepúlveda, conosciuto in Italia sopratutto per il grandissimo successo de “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” e del relativo film animato del 1996, ritorna alla scrittura di fiabe moderne con “Storia di una Lumaca che scoprì l’importanza di essere lenta”.

L’autore cileno ha abituato più di una generazione di lettori al suo stile dolce, ricco e mai scontato, adatto ai bambini ma gradevole anche per gli adulti; in quest’ottica il suo ultimo lavoro rappresenta una piacevole conferma.

Protagonista del racconto è una giovane lumaca senza nome che vive in un prato in compagnia di decine di suoi simili. Il prato del racconto è la rappresentazione di un mondo chiuso in se stesso i cui abitanti vivono la propria vita senza porsi domande, occupandosi semplicemente delle ripetitive attività di tutti i giorni. Caratteristica innegabile del loro stile di vita è, ovviamente, la lentezza.

Come spesso accade nelle fiabe la protagonista si oppone al sistema in cui è cresciuta. La piccola lumaca, infatti, inizia a porsi delle domande riguardo alla propria vita e al suo ambiente, desidera un nome e cerca di capire il perché di tutta quella lentezza. Ovviamente gli abitanti del prato sono decisamente distanti dal suo modo di vedere la vita e rispondono stizziti alle sue domande, sopratutto i più anziani.
Restia all’adattarsi al mondo in cui è nata e cresciuta decide quindi di partire; il suo percorso però si rivela tutt’altro che facile. Grazie all’aiuto di una tartaruga, che la ospita sul carapace e le assegna il nome di “Ribelle” la lumaca raggiunge i limiti del prato e scopre un altro mondo, velocissimo e congestionato: quello degli uomini. Ed è proprio in questo contatto che è racchiuso il messaggio del libro: la selva di cemento costruita dagli esseri umani infatti minaccia la sopravvivenza del prato e dei suoi abitanti. Il viaggio di Ribelle, che era nato come una vera e propria fuga, diventa quindi un disperato ritorno a casa nel tentativo di salvare lo stesso mondo che aveva, almeno in parte, rifiutato.

Se è vero che solo dal confronto con l’altro si può pienamente conoscere e giudicare se stessi, Luis Sepúlveda utilizza ancora una volta in maniera semplice ed efficace gli animali delle sue fiabe per far ragionare l’uomo sui suoi ritmi, sui suoi pregi e difetti. La fiaba, iniziata con un’apparente critica nei confronti della lentezza, termina quindi con suo elogio frutto del confronto con i ritmi umani.

Mentre da un lato i più piccoli gradiranno di sicuro le divertenti avventure di Ribelle e dei suoi compagni di viaggio, interiorizzando inoltre un importante messaggio ambientalista, dall’altro gli adulti, oltre che apprezzare lo stile di scrittura fluido e genuino, potranno guardare dall’esterno la propria vita e la società stessa, giudicandola e soppesandola con cura anche se con gli occhi di una giovane e viscida lumaca.

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