Regole di Roger Abravanel e Luca D’Agnese

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“Regole” il saggio scritto a quattro mani da Roger Abravanel e Luca D’Agnese è una complessa analisi, scritta però in modo fluido e chiaro, sul modo di intendere le regole nella società italiana; affrontarne la lettura può essere l’occasione per capire quello che siamo e che cosa ci unisce e proprio per questo motivo, andrebbe letto in concomitanza della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia (e di quelle successive), se non altro perchè si possono comprendere molte delle scelte individuali e politiche che gli italiani hanno fatto in passato e che continuano a fare nel presente.
Non si può pensare di ridurre la lettura di quanto avviene nel presente parlando solo di scelte di schieramento politico senza comprendere le ragioni di quella che è diventata una vera e propria patologia sociale che ha assunto delle dimensioni di cronicità preoccupanti, nonostante si succedano le generazioni e nonostante sia cambiata la classe politica.
Perchè se c’è un luogo comune da sfatare, è proprio quello che continua a ripetere che la classe politica è sempre la stessa: non è vero, i nomi sono cambiati, i partiti non sono più quelli del periodo antecedente al 1992, prima di Tangentopoli, ma continuano a perpetuarsi sempre i medesimi vizi perchè non è cambiata la mentalità della classe politica e quella dei cittadini.

Il vero qualunquismo è quello di chi in maniera acritica e strumentale parla di cambiamento delle regole senza pensare di coinvolgere i cittadini in questo processo e forse questo fa comodo a molti che hanno la mentalità del suddito e del cortigiano.
A questo punto parlare di classe politica corrotta e di casta, non è più sufficiente, c’è un problema di valori condivisi e convissuti da vasti strati della popolazione e che sono all’orgine di fenomeni come l’evasione fiscale,la corruzione e di tutti quei mali che stanno rendendo la società italiana inadeguata a competere all’interno di un’economia che è diventata sempre più complessa e globalizzata.
I due autori non sono dei sociologi che leggono i fenomeni seduti da dietro una scrivania, ma dei managers che hanno una straordinaria capacità di analizzare il mondo contemporaneo;l’aver posto il problema delle regole, permette di comprendere il motivo per cui gli italiani non amino rispettarle.
In Italia la produzione legislativa è altissima, è vero che i politici in qualche modo devono giustificare i loro lauti compensi legiferando su tutto, ma quando le regole sono troppe o sono sbagliate, nessuno le segue più.

Ci troviamo quindi davanti ad un paradosso che dovrebbe fare riflettere: da una parte abbiamo una quantità impressionante di regole e dal’altra parte nessuno che le vuole rispettare;oltre a ciò, c’è da rilevare che il proliferare di regole a più livelli amministrativi, ha ingessato l’economia e questo ha portato come conseguenza lo sviluppo di un’economia parallela e sommersa che prospera al di fuori del rispetto di ogni regola.
Così purtroppo la situazione di stallo permane ed è impossibile venirne fuori soprattutto quando si constata che le scelte individuali non sono altro che la parte conclusiva di un sistema antipolitico che vive prima di tutto nelle istituzioni.
L’antistato è prima di tutto in quelle istituzioni che non vogliono rispettare le regole perchè hanno ricevuto il consenso elettorale, ma la prima regola di una società civile è il rispetto di norme chiare e facilmente comprensibili: in larghi strati della popolazione invece si è creata l’idea che il “princeps absolutus legibus” non debba rispondere a niente e nessuno perchè ha ricevuto l’investitura popolare, in questo modo parlare di regole non ha più senso come non ha senso parlare di uguaglianza davanti alla legge. Neanche Cesare era arrivato a tanto!
Facciamo un esempio concreto: una volta esistevano i piani regolatori, si costruiva nel rispetto di determinate regole che avevano come obiettivo (almeno a livello di principio) lo sviluppo ordinato del territorio, quando i cittadini hanno incominciato a violare le regole, costruendo abusivamente, la classe politica ha incominciato a condonare gli abusi e a fare dei distinguo tra coloro che non hanno rispettato le regole, arrivando a parlare addirittura di abusivismo di necessità; è evidente che questo modo di intendere le regole distrugge ogni forma di convivenza sociale in quanto i cittadini daranno il consenso elettorale a chi gli permetterà di violare le regole.
La conseguenza di tale pratica scellerata è sotto gli occhi di tutti: coloro i quali sono vittime dei danni che loro stessi hanno contribuito a creare, pretendono di avere un risarcimento i cui costi ricadono anche su chi quelle regole le ha sempre rispettate.
Una domanda sorge spontanea: ma se costruisco lungo un fiume e la mia casa viene distrutta da un alluvione, posso chiedere alla collettività un risarcimento per i danni subiti e pretendere che questo sia un mio diritto anche se non ho rispettato le regole? A quanto pare molti italiani pensano proprio questo perchè sono stati invogliati a non rispettare le regole prima di tutto da coloro i quali hanno chiuso un occhio davanti alle evidenti violazioni e da una classe politica che da il cattivo esempio.
E’ colpa solo della classe politica e non anche del metodo delle connivenze che da sempre vige in Italia dove familismo, conoscenze personali, raccomandazioni e favoritismi sono all’origine della mancanza di rispetto della regole?
Siamo davanti ad un corto circuito dal quale sembra impossibile uscirne, eppure i due autori si spingono oltre l’analisi del fenomeno e danno delle soluzioni (5) che per essere realizzate, non possono prescindere dal coinvolgimento dei cittadini in quel processo di cambiamento che deve ridisegnare le regole del vivere in società; ogni nuova regola sarà quindi sempre inapplicata se i cittadini non acquisteranno la consapevolezza sul valore delle regole e continueranno ad eluderle ogni qual volta se ne presenti la possibilità.

Un bel libro di cui si consiglia la lettura perchè non affronta l’argomento allo stesso modo di colui che trovandosi a fare la fila in un qualunque supermercato o ufficio pubblico si volta dalla parte di chi lo segue e incomincia a criticare quello che non va e a parlare di regole, ma se capita la possibilità di non rispettare la fila, il mugugnatore non aspetterà un solo istante per infrangere le regole!!!! Anche questo è un vizio che la dice lunga sul modo di intendere le regole nel Bel Paese da parte di molti italiani pronti a tirare fuori la bandiera solo quando gioca la nazionale di calcio…..

AUTORE: Roger Abravanel e Luca D’Agnese
TITOLO: Regole
EDITORE: Garzanti
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2010
Prezzo: euro 18,60

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