Riforma Pensioni 2012 Ministro Fornero (tutte le novità)

0 0

A regime dal 1° gennaio 2012, la riforma delle pensioni è lo spartiacque tra il vecchio metodo retributivo (media matematica degli ultimi anni di retribuzione con lo scarto automatico dei peggiori) e quello contributivo, dove semplicemente si viene pagati in relazione a quanto versato. Scompaiono le pensioni di anzianità e vecchiaia anticipata, lasciando il palcoscenico alla pensione di vecchiaia e quella anticipata. L’età massima di permanenza nel mondo del lavoro è fissata a 70 anni, con un notevole innalzamento della “partecipazione” soprattutto delle donne, tanto in termini di annualità lavorate quanto di anzianità anagrafica. Abolite le finestre, l’assegno mensile avrà decorrenza dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti. Nel settore privato e per tutte le forme assimilate alla Assicurazione Generale obbligatoria, le lavoratrici potranno richiedere la vecchiaia a 62 anni per il 2012, con adeguamenti alla speranza di vita ogni biennio; 63 e 6 mesi nel 2014, 65 nel 2016 e poi un anno in più ad ogni rilevazione, fino a raggiungere quota 67 anni a partire dal 2021, anche nel caso in cui l’aspettativa di vita non dovesse crescere come si crede. Le autonome, pur mantenendo la possibilità di continuare a lavorare, non potranno ricevere la vecchaia prima dei 63 anni e 6 mesi per il 2012, con un aumento medio di 1 anno a biennio, fino alla parificazione a quota 67 dal 2021.
I titolari di assegni di invalidità o di reversibilità si vedono posticipare a 66 anni il termine per cui viene maturato il diritto ad esigere il trattamento previsto dai singoli ordinamenti. Stessa cosa per i lavoratori che nel 2006 avevano un estratto contributivo inferiore ai 18 anni, ai quali veniva applicato un regime pensionistico misto.
Per tutti coloro che non possono far valere in parallelo contribuzione/età anagrafica, la riforma prevede la pensione di vecchiaia al traguardo dei 20 anni lavorativi solo se l’assegno mensile supera di 1,5 volte la provvidenza economica dell’assegno sociale. A 70 anni, con almeno 5 anni di lavoro effettivo, si prescinde da tale calcolo. Si allunga di un anno, arrivando a quota 66, l’età per richiedere l’assegno sociale e per la trasformazione, in favore di sormomuti ed invalidi, dell’assegno di assistenza in pensione sociale.

La quiescenza anticipata potrà essere richiesta dagli uomini con almeno 42 anni ed 1 mese di lavoro e dalle donne con 41 anni ed 1 mese, requisito che vede l’aggiunta di una mensilità nel 2013 e nel 2014. Integra la norma il requisito anagrafico dei 62 anni compiuti, che, se non rispettato, comporta una decurtazione dal lordo mensile dell’1% per due anni di anticipo e del 2% per ogni anno ulteriore. Per chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1995 diventano necessari 63 anni ed almeno 20 di contribuzione, con una relazione tra importo mensile ed assegno sociale pari a 2,8 volte.
In sede di conversione è stato previsto un meccanismo di esonero per i lavoratori posti in mobilità e mobilità lunga, titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà, prosecutori volontari ed esonerati dal servizio; prevista anche una deroga riservata a tutto il comparto privato per chi riesce a maturare il requisito entro il 2012; tutto questo in base ad una dotazione finanziaria che, se insufficiente, torna ad applicare la nuova normativa.
Le casse di previdenza degli ordini professionali vengono armonizzate alle nuove norme e vengono apportate modifiche in tema di lavori usuranti, con restrizioni ai parametri che permettono di usufruire di tali benefici.

Piaciuto l'articolo? Fallo conoscere a tutti:

  • Facebook
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Print
  • Twitter
  • Yahoo! Buzz
  • Digg
  • StumbleUpon

Potrebbe piacerti anche Altri autori

E tu che ne pensi?

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Giudizio Generale:
This site uses cookies. Find out more about this site’s cookies.