Silent Hill (videogioco)

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Quella di Silent Hill è ormai una delle serie più affermate nel campo dell’horror formato videogioco. Atmosfere rarefatte e inquietanti, protagonisti con un passato oscuro e mai chiarito fino all’epilogo, città deserte e realtà alternative sono solo alcuni degli ingredienti che hanno tenuto inchiodati allo schermo milioni di giocatori di tutto il mondo.
Il primo Silent Hill, prodotto da Konami nel 1999, presenta la storia di Harry Mason, vedovo e padre adottivo di Cheryl, una bambina di sette anni: durante il viaggio verso la località turistica di Silent Hill, sul lago Toluca, Harry ha un incidente con il suo fuoristrada e perde di vista Cheryl. Inizia così un’affannosa ricerca che condurrà il nostro protagonista nel centro di Silent Hill, che lungi dall’essere una fiorente cittadina lacustre altri non è se non la materializzazione di un’anima tormentata, completamente deserta se non fosse per una miriade di zombi. Attraverso scuole abbandonate, caserme dei pompieri e case piene zeppe di porte chiuse e cantine segrete, Harry combatte i vari mostri insieme ai suoi personali demoni, in un alternarsi di realtà e incubo che lo spingerà fino alle soglie della più autentica pazzia.
A differenza di altri survival horror caratterizzati da un ritmo frenetico, Silent Hill è tutto giocato sull’atmosfera, sulle musiche che ricordano quelle composte da Angelo Badalamenti per Twin Peaks e su una storia di base molto simile a quelle più inquietanti di Stephen King. La visuale è in terza persona e molte dinamiche sono quelle tipiche dei puzzle game, con enigmi e rompicapi che devono essere risolti prima che si aprano porte e passaggi. Le poche ma significative interazioni con altri personaggi sono fondamentali per lo sviluppo della trama ed influenzano da vicino anche i finali, che sono cinque e possono essere davvero molto tristi e senza speranza. Più che la paura irrazionale, le parole d’ordine qui sono l’angoscia, la pietà, la solitudine.

Man mano che Harry procede nella sua ricerca, viene a conoscenza di riti satanici e demoni dell’oltretomba che si impadroniscono di vittime umane. Ogni proiettile è prezioso e ogni nemico, boss compresi, ha particolari punti deboli che dovranno essere scoperti prima di poter proseguire. Le armi sono tante ma l’inventario di Harry non è infinito e sarà necessario scegliere con cura che cosa portarsi dietro. Il gioco, sia detto fin da subito, non perdona: scelte sbagliate e una condotta poco accorta possono portare a una morte molto, molto rapida. Ancora peggio quando si è all’interno della Silent Hill alternativa, una versione infernale della cittadina dove i mostri sono ancora più pericolosi e che sembra misteriosamente collegata alla già desolante realtà.
Una particolarità di Silent Hill è che i nemici di solito vengono preannunciati da un disturbo nella frequenza della radio che possiede Harry, sempre più forte man mano che gli zombie si avvicinano: una delle più caratteristiche esperienze di questo gioco è rimanere in guardia dopo aver udito uno di questi disturbi, aspettando che all’orizzonte, tra la nebbia soffocante che avvolge ogni vicolo di Silent Hill, spunti un mostro da sconfiggere, senza sapere da quale direzione arriverà. Davvero da brivido.

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