Silvio Forever (film)

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Silvio forever
Italia 2011, durata 85′
Genere: Documentario

Regia: Roberto Faenza

A più di trent’anni dal suo “Forza Italia”, che nel 1977 raccontava tre decadi di “regime” della Democrazia Cristiana con humor e sarcasmo, Roberto Faenza torna a raccontare l’Italia attuale attraverso un documentario. E su chi poteva essere incentrato il film se non su Silvio Berlusconi, l’uomo che, ci piaccia o no, ha dominato la vita politica ma anche economica e sociale della nostra nazione degli ultimi venti anni?
L’idea è semplice: per raccontare la vicenda umana e politica di Silvio Berlusconi non c’è bisogno di commenti, né dei suoi oppositori né di esperti politologi. Non c’è niente di meglio delle sue stesse parole, i suoi gesti, i suoi atti, a rivelarne le contraddizioni, le ambiguità, e perfino la psicologia.

Faenza allora, coadiuvato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (gli autori de “La casta”), prende i filmati di repertorio e racconta l’ascesa prima economica e poi politica di Berlusconi attraverso le sue parole, tanto che dai curiosi credits iniziali egli appare come interprete e autore, perfino delle musiche. Quando non ci sono i filmati usa la voce di Neri Marcorè per imitarlo, ma senza cambiare una virgola delle dichiarazioni. E’ in questo modo che si ricostruiscono le circostanze torbide del Berlusconi palazzinaro, poi quello della Fininvest e dell’amicizia fruttuosa con Craxi, fino alla discesa in campo, ai mille processi in cui è imputato, e alle vicende odierne concernenti festini e minorenni.
I toni del documentario sono quindi neutrali, non c’è un giudizio autoriale, né morale né politico. Ma i fatti puri e semplici sono quelli mostrati, innegabili, nero su bianco. Solo uno sguardo annebbiato da anni di martellante propaganda e di televisione spazzatura, che coniuga la “distrazione di massa” con la compiacenza al padrone, non li vede. Il ritratto dell’uomo che ne viene fuori è disarmante: le barzellette, gli auto-incensamenti, gli insulti agli avversari, ci raccontano di un uomo dall’ego ipertrofico, abituato a comprare tutto e tutti e probabilmente convinto delle bugie che dice, come i migliori piazzisti.
Il dubbio, che è anche dubbio sull’operazione di Faenza, è se la disinformazione odierna, che coinvolge l’altissima percentuale di italiani che usa come mezzo per conoscere solo la tv, non abbia bisogno come contraltare di qualcosa di più di filmati assolutamente già conosciuti a chi ha voglia di informarsi in maniera diversa. In questo film non c’è niente di nuovo, lo sguardo è passivo e poco pregnante, i passaggi sulla storia giudiziaria (mafia, p2, corruzione) sono solo accennati e si rischia di sottolineare solo la simpatia umana del cavaliere.
Chi non si è smosso fino ad ora non lo farà certo per questo documentario, che probabilmente non andrà neanche a vedere. Se questa consapevolezza era presente anche negli autori di Silvio forever si potrebbe pensare addirittura a una facile operazione acchiappa soldi rivolta alla categoria opposta, quella degli anti-berlusconiani.

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